Come recuperare dati hard disk esterno

Come recuperare dati da hard disk esterno

Spesso capita di cancellare per sbaglio dei file, specialmente quando si usano degli hard disk esterni e si devono spostare fila da un dispositivo all’altro. Un clic sbagliato e invece di copiare un file lo si elimina.

Non disperate, ci sono numerosi programmi con i quali potete provare a recuperare dati da hard disk esterno.

Ed ecco la nostra lista dei migliori.

Quando si possono recuperare i dati da un hard disk esterno?

In generale, recuperare dei file eliminati è sempre possibile se viene fatto subito. Questo perché è possibile solo nel caso in cui le parti del disco sulle quali i dati erano salvati non sono state sovrascritte da altri dati.

Di conseguenza, se avete cancellato qualcosa per sbaglio e ve ne siete resi conto, non fate più nulla e fate partire direttamente il programma per recuperare i dati.

Tuttavia c’è una possibilità di recupero dei dati anche nel caso siano stati sovrascritti, ma non potrete farlo da soli. In questi casi, l’unica cosa da fare è quello di affidarsi a dei veri esperti.

Programmi per recuperare dati da un hard disk esterno

I software per recuperare dati da un hard disk esterno in commercio sono moltissimi, ma bisogna fare attenzione alla compatibilità. Alcuni sono compatibili solo con Windows o Mac, alcuni anche con Linux etc. Controllate sempre.

Ecco la lista dei migliori programmi per recuperare dati da un HD esterno, molti dei quali completamente free.

PhotoRec (Windows, Mac, Linux)

Uno dei software più utilizzati per recuperare file cancellati dagli hard disk esterni è sicuramente PhotoRec. Si tratta di un programma completamente gratuito e open source, compatibile con Windows, Mac e Linux.

Non fatevi spaventare dal nome, con questo programma potete recuperare qualunque tipo di file che avete eliminato da qualunque tipologia di supporto esterno. Un altro vantaggio è il fatto che insieme a PhotoRec vi verrà consegnato anche TestDisk, un altro programma per rinnovare partizioni e unità di memoria danneggiate.

Per scaricare PhotoRec non dovete far altro che andare sul sito ufficiale, cliccare sulla versione compatibile con il proprio sistema operativo, scaricare ed estrarre il file .zip e avviare il file .exe chiamato qphotorec_win.

recuperare dati hard disk esterno con photorec

Ecco la procedura per recuperare i dati del vostro hard disk esterno:

  • Nell’interfaccia del programma dovete selezionare l’unità corrispondente al vostro hard disk esterno. Potete farlo attraverso il menù a tendina laterale e, dopodichè, dovete selezionare il file system desiderato tra FAT, NTFS, HFS+, ReiferFS e Free;
  • Adesso cliccate su Formati dei File e selezionate i formati dei file che il programma deve cercare e quindi recuperare (resettate e selezionate quelli da ricercare per accelerare la procedura);
  • Cliccare sul tasto Naviga, sempre in basso, e indicare dove volete salvare i dati che il programma recupererà;
  • Infine, non vi resta che cliccare su Cerca e il software inizierà la procedura di ricerca e di recupero dei file eliminati.

Mini Tool Power Data Recovery (Windows, Mac)

Un altro strumento molto utile per recuperare i dati da un HD esterno è Mini Tool Power Data Recovery. Il software in questiona funziona solamente per Windows e Mac, ma potete utilizzarlo per recuperare dati da HD sia interni che esterni e ripristinare qualunque tipologia di file.

Ci sono due versioni di Mini Tool Power Data Recovery, una Free e una Pro. Con la versione Free potete recuperare fino ad un GB di dati gratuitamente, ma non di più. Per poterlo usare liberamente dovete utilizzare la versione a pagamento del programma, andando a spendere 69 $.

Per scaricare e installare Mini Tool Power Data Recovery su Windows dovete andare sul sito internet del software e cliccare sul tasto Free Download. Una volta che il programma è stato scaricato, cliccate sul .exe che è stato scaricato e iniziate/finite l’installazione.

recuperare dati hd esterno con mini tool power data recovery

Una volta aperto il programma, dovete cliccare su Removable Disk Drive, a sinistra della finestra, e selezionare l’hard disk esterno sul quale volete recuperare i dati. Una volta selezionato, cliccate sul tasto Scan.

Quando la scansione dell’Hard Disk sarà finita, avrete una lista di tutti i file eliminati: i file cancellati saranno segnati da una “x” rossa, le cartelle eliminate da un punto interrogativo rosso e i file RAW saranno riconoscibili con un punto esclamativo rosso.

Qui potete anche controllare ogni file guardando un’anteprima dello stesso. Per farlo basta selezionare il file e cliccare sul tasto Preview, se l’anteprima è disponibile. Per trovare un file specifico nella lista, invece, basta cliccare su Find e cercare il nome del file nella barra di ricerca.

Potete anche editare la lista, filtrando i risultati in basi a diversi criteri (nome, dimensione, tipo di file etc.), semplicemente scegliendo il criterio e cliccando su Filter.

Ma come fare per ripristinare i file del vostro HD esterno? Niente di più facile:

  • Come prima cosa, spuntate tutti i file che volete recuperare dalla lista apparsa dopo la scansione;
  • Cliccate sul tasto Save e selezionate la cartella nella quale volete andare a salvare i file;
  • Ora basta cliccare su OK e attendere che i vostri file vengano recuperati.

Per scaricare e installare Mini Tool Power Data Recovery su Mac la procedura è leggermente diversa:

  • Scaricate il programma attraverso la pagina web apposita per la versione Mac e cliccate su Free Download;
  • Una volta scaricato il pacchetto di dati .dmg, apritelo e cliccate sul tasto Agree;
  • Ora non dovete fare altro che trascinare l’icona di Mini Tool nella cartella Applicazioni del vostro Mac.

La prima volta che utilizzate l’applicazione per Mac, dovete andare ad aggirare le restrizioni che la Apple impone sulle applicazioni scaricate dagli sviluppatori non certificati. Per farlo dovete cliccate sull’applicazione con il tasto destro del mouse, cliccate su Apri nel menù che appare e inserire la password del vostro account. L’operazione viene richiesta solamente la prima volta che avviate il software.

Una volta che il programma sarà avviato, cliccate sul tasto Undelete Recovery, scegliete quale Hard Disk esterno volete analizzare e cliccate sul tasto Scan. Da qui, tutte le altre procedure sono identiche alla versione del programma per Windows che abbiamo già spiegato in precedenza.

EaseUS Data Recovery (Windows, Mac)

EaseUS Data Recovery è un’altra valida opzione per recuperare i dati eliminati da un hard disk esterno, e anche in questo caso funzione sia con Windows che con Mac. Con EaseUS Data Recovery potete recuperare qualunque tipologia di file (file office, pdf, immagini, video, audio etc.) su qualunque supporto esterno.

Anche in questo caso esistono due versioni del programma, una Free e una a Pagamento. Rispetto al programma precedente la versione a pagamento, che potete usare senza limitazioni, costa di più, ossia 81,36 €. Tuttavia, di contro, con la versione Free potete recuperare fino a 2 GB di dati, invece che uno solo.

Per scaricare ed installare il programma su Windows dovete andare sul sito del software e cliccare su Scarica gratis. Una volta che il file .exe è stato scaricato, cliccate sullo stesso e avviate la procedura si installazione cliccando sui tasti di conferma ogni volta che ve lo richiede. Infine, non vi resta che cliccare su Installa e poi su Completa per terminare l’installazione del programma.

Per scaricare ed installare il programma su un Mac, invece, dovete andare nella pagina del sito specifica per la versione macOS e cliccare su Scarica. Una volta che il pacchetto .dmg sarà stato scaricato, apritelo e trascinate l’icona di EaseUS nella cartella Applicazioni del vostro Mac.

Anche in questo caso, per la versione Mac, al primo avvio dovete superare le limitazioni che la Apple pone alle applicazione create da sviluppatori non certificati. Per farlo cliccate con il tasto destro del mouse sull’app, cliccate su Apri e inserite la password del vostro account.

recuperare file hard disk esterno con EaseUS Data Recovery

Il funzionamento generale di EaseUS Data Recovery è uguale sia per Windows che per Mac:

  • Una volta aperto il programma, selezionate l’hard disk esterno che volete analizzare e cliccate sul pulsante Scansione per avviare la procedure;
  • Ora vi apparirà un elenco con tutti i file cancellati che potete recuperare dall’HD in questione;
  • Anche in questo caso, potete filtrarli in base a diverse caratteristiche, basta scegliere le caratteristiche e cliccare su Filtro;
  • Per visualizzare l’anteprima del file, invece, dovete selezionarlo dalla lista e cliccare sul tasto a forma di occhio in alto a destra nella finestra;
  • Una volta trovati i file da recuperare, non dovete fare altro che selezionarli, cliccare su Recupera e selezionare la cartella dove volete salvarli. Ora non vi resta che cliccare sul tasto Bene e i file saranno recuperati.

Recuva (Windows)

L’ultimo programma della nostra lista che potrà aiutarvi a recuperare i dati da hard disk esterno si chiama Recuva, ed è un software che può esser utilizzato solamente per i PC Windows. Il programma è stato sviluppato dagli stessi creatori di CCleaner, in pratica una garanzia di qualità.

Molto semplice da utilizzare, è disponibile sia in versione Free che in versione Pro. La versione Pro costa 24,95 € ed offre delle funzionalità extra.

Per scaricare ed installare Recuva andate sul sito internet del programma e cliccate su Download Free Version → Free Download. A seguire scaricare e lanciare il file .exe, e completare l’installazione guidata.

recuperare dati da hard disk esterno con recuva

Nella finestra principale del programma dovete cliccare su Avanti e accedere alla sezione in cui potete selezionare quali file cercare. Se volete cercare e recuperare tutti i file possibile vi basta spuntare la voce Tutti i File. Se ne volete individuare e recuperare solo alcuni, invece, vi basta spuntare le voci vicino alle diverse tipologie di file.

Ora cliccate ancora su Avanti e potete selezionare se ricercare i file in tutto l’hard disk esterno, o se in un percorso specifico dell’HD esterno. Per avviare la scansione vi basta cliccare su Avanti e Avvia.

Nel caso il programma non trovi nulla ad una prima scansione, vi darà la possibilità di effettuare una scansione più approfondita e che, ovviamente, richiederà più tempo. Effettuatela.

Una volta che il software avrà completato la scansione avrete a disposizione l’elenco di tutti i file trovati dal programma, ma non tutti possono essere recuperati. In base al simbolo affianco ai file, saprete se sono recuperabili o meno:

  • I file con accanto un bollino verde sono totalmente recuperabili;
  • Quelli con un bollino arancione sono file parzialmente danneggiati il cui recupero può essere problematico;
  • I file con il bollino rosso non sono recuperabili.

Dopo aver selezionato i file che volete recuperare, cliccate su Recupera e selezionate il percorso dove salvare i file per poterli recuperare.

Impugnature del mouse: palm vs claw vs fingertip grip

Impugnature del mouse: palm vs claw vs fingertip grip

Durante la fase di scelta del miglior mouse da gaming per le proprie esigenze, è di fondamentale importanza considerare la propria impugnatura preferita. Avevate sempre ignorato questo aspetto? Sbagliato, in quanto incide sulle performance più di quanto si pensi.

In questo articolo non andremo a vedere qual è la migliore impugnatura, ma andremo ad evidenziare in maniera del tutto oggettiva pro e contro di ogni tipologia. Detto questo, si tratta di una cosa estremamente soggettiva, che cambia drasticamente da player a player in base a: genere di giochi, sensibilità del mouse, dimensioni della mano, tempo di reazione, esperienza, seduta, distanza dal tavolo e molti altri fattori.

3 Tipi di Impugnature del Mouse

In genere sono 3 i tipi principali di impugnature del mouse: palm grip, claw grip e figertip grip. Andiamo a vederli nello specifico.

Palm Grip

focus su impugnatura Palm grip

L’impugnatura Palm Grip è senza dubbio la più popolare (market share del 50%), e non solo in ambito gaming.

La sua diffusione è il risultato del modo con cui la mano si poggia sul mouse, in maniera naturale e rilassata, con il maggior numero di punti di contatto. I mouse realizzati per questo tipo di grip sono generalmente più larghi, più lunghi e hanno un corpo posteriore più spesso, in modo tale da fornire alla mano il massimo supporto.

Anche se forniscono una posizione più rilassata e naturale della mano, i mouse palm grip tendono a soffrire in termini di agilità e, di conseguenza, sono meno adatti per i giochi che richiedono movimenti improvvisi e rapidi, mentre sono l’ideale per tutti quegli applicativi che necessitano della massima precisione.

Claw Grip

focus su impugnatura Claw grip

L’impugnatura Claw Grip, anche se meno popolare della Palm Grip, negli ultimi anni ha guadagnato terreno, raggiungendo un market share di oltre il 25%. Come suggerisce il nome, la mano è più arcuata e con meno punti di contatto, formando una forma simile ad un artiglio. I mouse realizzati per questo tipo di impugnatura sono solitamente più corti, con la gobba della scocca anteriore meno accentuata, e sono piuttosto leggeri.

Confrontati con i mouse per Palm Grip, i mouse Claw Grip sono piuttosto versatili, si prestano perfettamente sia per utenti che utilizzato alte o basse impostazioni dei DPI.

CORRELATO: DPI mouse e polling rate: sono davvero così importanti?

Fingertip Grip

focus su impugnatura Fingertip grip

L’impugnatura Fingertip Grip è la più estrema delle 3, con soli 4 punti di contatto della mano con il mouse (pollice, indice, medio, anulare). In questo tipo di presa si sfrutta solamente la punta delle dita per muovere l’intero mouse (grip fondamentale). Le scocche dei mouse che si prestano al Fingertip Grip tendono ad essere molto leggere, molto corte e, in genere, con l’angolo posteriore più piatto (rispetto alle altre 2 impugnature).

Lo scopo del Fingertip Grip è offrire la massima velocità nell’utilizzo, ed è effettivamente così. Tuttavia, a causa dei soli 4 punti di contatto e del supporto della mano minimo, questa presa potrebbe non essere l’ideale quando i movimenti devono essere più lenti, delicati e precisi.

DPI mouse polling rate: sono davvero così importanti?

DPI mouse e polling rate: sono davvero così importanti?

Avete mai visto come vengono pubblicizzati i mouse da gaming? I termini DPI e polling rate sono sempre al centro dell’attenzione. Ma cosa rappresentano quei valori? Più sono alti, meglio è?

Queste specifiche tecniche sono generalmente più importanti per i gamer, motivo per cui è più facili vederli in primo piano sulle confezioni dei mouse per giocare. Detto questo, prima di dare un’occhiata al loro significato, ricordiamo il funzionamento dei moderni mouse ottici e laser.

I mouse ottici quando vengono utilizzati emettono nella zona a contatto con il tavolo una luce (visibile), solitamente rossa, che viene tracciata attraverso una fotocamera che scatta centinaia di immagini al secondo; il mouse confronta le immagini e determina la direzione di spostamento del mouse. Il mouse invia quindi questi dati al computer e quest’ultimo, di conseguenza, sposta il cursore sullo schermo. Il funzionamento dei mouse laser è molto simile, ma sfruttano una luce a infrarossi anziché luce visibile.

Cosa sono i DPI

Il termine DPI, che sta per “dots per inch” (punti per pollice), è l’unità di misura della sensibilità di un mouse. Più alto è il valore dei DPI, più il cursore si posterà velocemente sullo schermo al movimento del mouse.

Un’impostazione dei DPI più elevata aiuta il mouse a rilevare e rispondere anche ai movimenti più lievi. Ad esempio, durante un attacco su Rainbow Six Siege potrebbe essere davvero utile sfruttare DPI alti per contrattaccare a un difensore che ha intenzione di assalirci alle spalle; al contrario, quando si mira un’impostazione dei DPI troppa alta potrebbe essere troppo sensibile. Questo è il motivo per cui molti mouse da gaming di fascia alta hanno degli appositi pulsanti che permettono di passare da 4200 a 800 DPI (esempio) in un attimo.

CORRELATO: Miglior mouse gaming

modificare dpi mouse via software

Differiscono dalla tipica impostazione della sensibilità del mouse in quanto, i DPI si riferiscono alle sensibilità hardware di un mouse, mentre la sensibilità è solo un’impostazione che avviene via software.

Ad esempio, supponiamo di avere un mouse molto economico con DPI bassi. Aumentando la sensibilità, il cursore si sposta a scatti (poco fluido), e questo perchè non essendo così sensibile lato hardware, il mouse non è in grado di rilevare i movimenti più piccoli.

Un mouse con DPI alti può anche essere impostato con un’impostazione della sensibilità molto bassa, così il cursore non schizzerà sullo schermo ma il movimento rimarrà fluido.

I mouse con DPI molto alti sono più utili se si dispone di un monitor ad alta risoluzione. Se si utilizza un monitor HD (1366 × 768 pixel), non c’è il bisogno di utilizzare alti DPI. D’altra parte, se si gioca su un monitor 4K (3840 × 2160 pixel), una impostazione dei DPI più alta consente di spostare il cursore del mouse sullo schermo senza intoppi, e con la velocità che si vuole.

Cos’è il polling rate

Il termine polling rate indica la frequenza con la quale viene segnalata la posizione del mouse al computer, e viene utilizzata l’unità di misura Hz. Se un mouse offre un polling rate di 200 Hz, significa che è in grado di riportare la sua posizione 200 volte al secondo (o una volta ogni 5 millisecondi) al computer.

Più è alto il valore del polling rate, più la latenza (ritardo) tra quando si sposta il mouse e quando il movimento viene visualizzato effettivamente sul monitor si riduce. E’ bene però specificare che un valore più elevato genere un consumo di risorse della CPU più marcato.

Ovviamente questo valore, così come i DPI, può essere regolato via software in base alle proprie esigenze; inoltre, su alcuni mouse, sono presenti alcuni pulsanti fisici che permettono di regolarlo al volo, mentre si gioca.

Un polling rate più elevato potrebbe effettivamente essere utile, ma la differenza tra 600 Hz e 900 Hz è davvero difficile da percepire. Per quanto riguarda il discorso CPU, non è assolutamente un problema considerando le componenti che troviamo nei PC e nei notebook da gaming moderni.

Conclusione

Per concludere, DPI e polling rate sono davvero importanti, ma con i valori che si sono raggiunti nei mouse moderni (anche quelli più economici), sono delle specifiche tecniche passate ormai in secondo piano, e lo dicono anche alcune aziende produttrici.

Infatti, sono altri i fattori principali da considerare in fase di scelta di un mouse per giocare, come il sensore ottico o laser utilizzato, dimensioni e peso (che determinano anche l’impugnatura), numero di pulsanti secondari e completezza lato software.

HUAWEI MateBook D recensione

HUAWEI MateBook D recensione (Ryzen 5 2500U)

Ormai seconda solo a Samsung per numero di vendite di smartphone, HUAWEI ha deciso nell’ultimo periodo di espandere la sua offerta, introducendo la nuova serie di computer portatili MateBook D.

Disponibile in due configurazioni, ho deciso di provare quella più popolare e venduta, ovvero il MateBook D con APU Ryzen 5 2500U di AMD. Cosa ne è uscito fuori? Scopriamolo nella recensione completa.

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Design

HUAWEI MateBook D design

In termini di design, la prima cosa che attira la mia attenzione è la sua robustezza (oltre al fatto che assomiglia terribilmente ad un MacBook Air di scorsa generazione). La scocca è realizzata in alluminio, materiale che non sono solito trovare su un dispositivo a questo prezzo; il pannello inferiore poi può essere rimosso mediante lo svitamento delle 9 viti.

HUAWEI MateBook D fondo

Sul lato sinistro trova spazio la porta USB-C, adibita al trasferimento di file e alla ricarica del portatile stesso, ma anche la porta USB-A 3.0 e la porta HDMI. Sul lato destro, c’è la seconda porta USB-A 2.0 e il jack audio da 3,5 mm. E’ bene specificare che quella sulla destra è la porta USB-A 3.0, visto che non vengono in alcun modo distinte fra loro (solitamente quelle 3.0 presentano una colorazione in blu). Non c’è il lettore multiformato delle schede SD.

Il portatile integra 4 speaker Dolby Atmos, posti sul retro (anche se i fori che affiancano la tastiera potrebbe lasciar intendere altro). Suonano davvero bene, considerando la concorrenza, grazie a questi ho potuto vedere film e video su Youtube senza particolari compromessi in termini di audio.

Alla destra della tastiera, sopra lo speaker, troviamo il pulsante di accensione, il quale non integra il sensore biometrico. E questo lo dico con dispiacere, considerando poi che è presente nella variante del MateBook D con CPU Intel (anche se un pelo più costosa).

A seguire le dimensioni e il peso: 32,3 x 22,1 x 1,58 cm x 1, 47 Kg.

HUAWEI MateBook D pulsante di accensione

Display

Huawei MateBook D è dotato di un display Full HD IPS (1920 x 1080 pixel) da 14 pollici, con un aspect ratio 16:9. Ha delle cornici ottimizzate sui lati, a differenza del frame superiore nella quale trova spazio la webcam.

HUAWEI MateBook D display opaco

Fortunatamente HUAWEI non ha risparmiato eccessivamente sul pannello di visualizzazione, offrendo così una buona fruizione anche in esterna grazie alla rifinitura opaca, anche se la luminosità massima non è così elevata.

Purtroppo non ho a disposizione un colorimetro per una valutazione analitica, ma stando ai valori condivisi dal portale internazionale Laptop Mag offre una luminosità massima di 230 nit e una copertura sRGB del 73%, non il massimo per applicativi grafici, ma più che sufficiente per le attività quotidiani e d’ufficio.

Tastiera e touchpad

HUAWEI MateBook D tastiera

Così come il design, anche la tastiera ricorda quella dei MacBook, dai tasti neri e ben spaziati. Per ovvi motivi non c’è il tastierino numerico ma è retroilluminata, con 2 livelli di intensità e, grazie agli ottimi materiali utilizzati, non flette.

I tasti hanno una corsa breve e il feedback sonoro l’ho trovato poco soddisfacente, anche se mi sono facilmente abituato al pacchetto offerto (è diventato il mio portatile personale, per capirci). In ogni caso, non ho riscontrato particolari problemi di digitazione, neanche con la barra spaziatrice.

Anche il touchpad, dalle giuste dimensioni, ha una corsa breve e se il feedback sonoro è più definito. Funziona bene con le gesture di Windows.

HUAWEI MateBook D touchpad

Prestazioni

Come decevo, il MateBook D che ho provato integra la nuova APU di AMD Ryzen 5 2500U, la quale integra 4 core Zen (2 – 3,6 GHz) e un TDP di 15 W. La CPU è accompagnata da 8 GB di RAM LPDDR3 in dual channel (saldata e non espandibile) e un SSD SATA da 256 GB (a fine paragrafo i benchmark).

Il sistema sembra avere prestazioni paragonabili all’Intel Core i5-8250U, perlomeno negli applicativi dipendenti dalla CPU. Infatti la particolarità di questa APU è che integra la GPU AMD Radeon RX Vega 8, la quale offre prestazioni grafiche nettamente superiori alla controparte Intel (UHD Graphics 620). Si tratta comunque di una GPU entry-level, potremmo posizionarla tra una GeForce MX130 e una MX150.

Fortunatamente, anche sotto stress, non scalda eccessivamente, diventano giusto tiepido al centro della tastiera, e una temperatura più marcata ma comunque contenuta sul fondo.

HUAWEI MateBook D photoshop e prestazioni

A chiudere il quadro, troviamo il Bluetooth 4.1 e lo standard Wi-Fi 802.11a/b/g/n/ac (2,4 GHz/5 GHz).

Per riassumere, parliamo di una APU a risparmio energetico con un TDP di 15 W, che considero grandiosa per l’utilizzo di tutti i giorni (riproduzione multimediale in 4K ok) e per applicativi da ufficio (Office, ecc…), ma anche ottima per approcciare a qualche videogioco e al montaggio video in Full HD.

Autonomia

L’autonomia è in linea con le mie aspettative. La batteria da 57,4 Wh garantisce in media 7 ore di utilizzo effettivo tra navigazione web, riproduzione multimediale e pacchetto Office. Per la ricarica, siamo un pelo sotto le 2 ore.

Verdetto

HUAWEI MateBook D verdetto

Siamo ormai giunti al paragrafo finale, il verdetto. Per chi ha letto tutta la recensione già sa cosa ne penso ma voglio ribadirlo: questo MateBook D con Ryzen 5 2500U per chi vuole rimanere sulla fascia dei 500 euro è il portatile da comprare.

Si posiziona nel range di prezzo più popolare, e non delude sotto nessun aspetto: ha una buona qualità costruttiva, offre ottime prestazioni, un bel display e una tastiera retroilluminata. Inoltre gli speaker integrati rendono la fruizione di film e serie tv piacevole.

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Per chi è alla ricerca di un portatile ancora più compatto (e più costoso) consiglio la lettura del nostro approfondimento sui migliori ultrabook in commercio.

Razer Basilisk recensione

Razer Basilisk recensione

Razer Basilik arricchisce il catalogo del colosso americano e lo fa facendosi notare per 2 inedite funzionalità che non abbiamo ancora visto su altri mouse gaming top. Con questo modello Razer cerca di imporre un nuovo standard tra i mouse pensati per gli FPS.

Si tratta di un mouse dotato di uno dei migliori sensori ottici sul mercato, anche se il design non è del tutto rivoluzionario come sembra, possiamo constatare una buona ergonomia e comfort durante l’utilizzo, offre fluidità e versatilità, caratteristiche adatta nella maggior parte degli eSports.

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Design ed ergonomia

Dopo averlo provato, possiamo dire con certezza che Razer Basilisk è uno dei mouse più comodi mai utilizzati prima d’ora, anche dopo lunghe sessioni di gioco la mano non si è affaticata, un aspetto importante per i videogiocatori più appassionati.

Il design non è così aggressivo per essere un mouse da gaming, ma è sicuramente molto più ergonomico rispetto ad altri prodotti, la mano si poggia comodamente e aderisce perfettamente alla superficie del mouse, i tasti laterali sono facilmente raggiungibili e quello dedicato alla variazione dei DPI è personalizzabile.

razer basilisk tasto dpi intercambiabile

Infatti, questo tasto per DPI, se premuto, permette di abbassarli e di avere una mira più precisa, ma è possibile anche dargli altri funzionalità utilizzando l’apposito software in dotazione. Questo è intercambiabile: all’interno della confezione troviamo 3 tasti di lunghezze diverse che si adattano alla lunghezza della mano, per cui è sufficiente scegliere quello più comodo per la vostra, ma se non volete usare questo pulsante potete anche coprirlo con un apposito gommino (in dotazione).

Anche questo Basilisk, come altri modelli di Razer, presenta un buon numero di tasti: troviamo 3 tasti laterali e 2 tasti sul dorso che possono essere personalizzati a piacimento, inoltre, la rotellina, su cui è possibile fare click, può essere anch’essa personalizzata regolandone la velocità di scorrimento.

razer basilisk 2 tasti personalizzabili superiori

Per quanto riguarda il peso, Razer Basilisk pesa appena 107 g (cavo escluso), e anche se la sua leggerezza potrebbe far pensare altro, questo mouse è realizzato con materiali di buona qualità e molto resistenti.

Infine, precisiamo che questo modello non è per mancini, la sua sagomatura lo rende perfetto per essere usato con la mano destra, ma diventa inutilizzabile con la mano sinistra, soprattutto a causa della disposizione dei tasti.

Prestazioni

Razer Basilik è equipaggiato con un sensore ottico 5G da 16000 DPI (proprietario dell’azienda), e offre prestazioni che soddisfaranno anche i gamer più esigenti.

Dotato di una velocità massima di 450 pollici al secondo, accelerazione a 50 G e polling rate di 1000 Hz, è sicuramente un ottimo mouse per gli amanti degli FPS.

razer basilisk cavo intrecciato

Stiamo parlando di un mouse cablato che ha come ulteriore punto di forza il software Synapse 3 che permette la personalizzazione di ogni pulsante, anche due volte, grazie alla funzione Hypershift (permette l’assegnazione di una seconda funzione a ogni tasto).

Il tasto laterale dedicato ai DPI è sicuramente un punto in più, tenendolo premuto si può variare il loro valore a un numero deciso in precedenza tramite software (consigliamo 800 DPI).

razer basilisk sensibilità regolabile tramite rotellina inferiore

La rotellina sotto il mouse permette di regolare la resistenza della rotellina sopra il mouse, una funziona molto comoda, soprattutto perché quest’ultima è cliccabile e quindi è associabile a un’azione.

Razer Basilisk supporta anche il salvataggio di profili diversi che potranno essere salvati nella memoria interna del mouse e poi attivati con un apposito tasto sul fondo, che consente il passaggio da un profilo all’altro in totale comodità, in indipendenza dal software.

È possibile anche personalizzare la sensibilità del mouse (5 valori), il polling rate e anche creare tutte le macro desiderate; inoltre la rotellina e lo stemma Razer sul dorso sono illuminati RGB (reagiscono ai click o cambiano colore automaticamente). Ad ogni modo, la personalizzazione dei colori può essere fatta tramite software.

razer basilisk illuminazione rgb personalizzabile

Verdetto

Razer Basilisk soddisfa sia sotto l’aspetto estetico che tecnico, un mouse che ogni amante degli FPS dovrebbe avere per via della sua precisione e dei tasti dotati di un’altissima personalizzazione grazie al software Synapse 3.

Lo abbiamo trovato comodo e facile da utilizzare, il pulsante per regolare a piacimento i DPI ci è piaciuto molto, così come la sua reattività e fluidità durante le sessioni di gioco più adrenaliniche.

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guida per velocizzare portatile lento

Come velocizzare PC portatile in 10 mosse

Un portatile quando rallenta è sempre un incubo: le prestazioni si abbassano, anche usando i programmi più comuni (e light), e la prima cosa alla quale si pensa è che sia ormai arrivata la sua ora. Ma non sempre è così.

Spesso, infatti, quando un PC portatile rallenta può bastare un po’ di manutenzione e di pulizia per farlo tornare a funzionare in maniera veloce e rapida. Questa guida, utile sia per Windows che per Mac, serve proprio a spiegarvi come velocizzare il PC portatile.

Spesso e volentieri, infatti, a rallentarlo sono anni di dati spazzatura accumulati, programmi pesanti e sempre attivi, la presenza di virus o malware e molto altro. Certo, possono esserci problemi che riguardano l’hardware, ma anche per questo ci sono delle soluzioni.

Installare un SSD

Gli HDD, i classici hard disk dei PC, sono più lenti dei nuovi SSD. Quindi la soluzione migliore per poter velocizzare il vostro PC portatile potrebbe essere proprio quella di installare un’unità a stato solido. Questa sostituzione renderà più rapidi i processi di lettura e scrittura dei dati.

Oltre a questo, gli SSD durano più lungo e consumano meno batteria, migliorando anche le prestazioni. Vi consigliamo di leggere la nostra guida all’acquisto dei migliori SSD e, nel caso non sappiate come fare ad effettuare la sostituzione, ecco la nostra guida su come sostituire un hard disk con un SSD.

velocizzare portatile installando un ssd

Disabilitare l’avvio automatico dei programmi

Una delle prime cosa da fare se avete un portatile lento all’avvio è quella di disabilitare l’avvio automatico dei programmi all’accensione.

Il perché è molto semplice, se quando il notebook viene acceso ci sono molti programmi da eseguire, la RAM sarà consumata da processi inutili e il computer sarà in partenza già molto lento. Ci sono due modi diversi per disattivare l’avvio automatico dei programmi, uno su Windows e uno su Mac.

Per disattivare l’avvio di programmi automatici su Windows, come prima cosa dovete aprire Gestione attività, cliccando la combinazione di tasti Ctrl + Alt + Canc.

Dopo essere entrati in Gestione attività dovete cliccare sulla scheda Avvio. Nel caso non appaia, prima dovete cliccare su Più dettagli e poi su Avvio. Qui vi apparirà l’elenco di tutti i programmi che vengono avviati quando accendete il portatile e l’impatto che hanno sulle risorse del vostro computer (Bassa – Media – Alta).

Per disabilitare l’avvio automatico dei programmi non dovete fare altro che cliccare sul programma designato con il tasto destro del mouse e cliccare sulla voce Disabilita (non disattivate gli antivirus e i programmi necessari alla protezione del dispositivo).

disabilitare programmi avvio automatico su windows

Per disattivare l’avvio di programmi automatici su Mac, invece, dovete prima di tutto entrare in Preferenze di sistema (cliccando l’icona grigia con gli ingranaggi sulla barra Dock), poi entrare in Utenti e Gruppi selezionare il vostro account e cliccare su Elementi Login.

Qui potrete vedere tutti i programmi che si avviano all’accensione del Mac, potete disattivarli selezionandoli (uno per volta) e cliccando il bottone “-” che si trova in basso a sinistra nella finestra.

Deframmentare l’hard disk

Effettuare la deframmentazione dell’hard disk è un’altra operazione essenziale per velocizzare il vostro PC. Si tratta di un’operazione importante in quanto, con il tempo, i dati salvati negli hard disk vengono frammentati, ossia si dispongono in modo disordinato per la mancanza di spazi contigui sull’HDD.

Con la deframmentazione, invece, i dati vengono riordinati e messi vicini, facendo risparmiare tempo durante la ricerca. Solitamente, nel caso dei PC Windows, la deframmentazione è un’operazione che viene effettuata automaticamente.

Nel caso abbiate disabilitato la deframmentazione automatica, però, potete facilmente abilitarla di nuovo:

  • StartDeframmenta e ottimizza unità;
  • Cliccate su Modifica impostazioni e spuntate le due voci Esegui in base a una pianificazione e Notifica in caso di tre esecuzioni pianificate consecutive non completate;
  • Ora dovete entrare nel menù Frequenza e scegliere ogni quanto effettuare la deframmentazione. La scelta migliore è cliccare su Ogni settimana;
  • Premete su OK.

deframmentare hdd per velocizzare notebook

Ricordatevi che è inutile deframmentare un SSD, in quanto queste unità di memoria non accedono fisicamente ai dati di memoria, ma utilizzano la memoria flash per accedere ai dati. Allo stesso modo, è inutile effettuare una deframmentazione sui file system dei macOS.

Cancellare file e programmi inutilizzati

Un’altra delle soluzioni possibili per rimettere a nuovo, o almeno provarci, un portatile lentissimo è quella di effettuare la pulizia di tutti i file e i programmi inutilizzati.

A tutti capita di conservare file e programmi nel proprio portatile e di accumularli per anni, oppure di non eliminare programmi pre-installati del quale a volte si è anche allo scuro. Questo surplus inutile di dati non farà altro che far rallentare le prestazioni del vostro PC, soprattutto se utilizzate un hard disk meccanico classico.

Se i file vi sono necessari non disperate, potete facilmente sfruttare un servizio di Cloud come Google Foto, Dropbox o One Drive per salvare online tutte le foto, video, immagini, documenti e tutti gli altri file che potete spostare. Per poi eliminarli senza remore dalla memoria fisica del vostro PC.

Per eliminare un programma da un PC Windows, invece, la procedura è la seguente:

  • Cliccate su Start per poi cercare ed entrare nel Pannello di controllo;
  • Andate nella sezione ProgrammiProgrammi e funzionalità;
  • Ora vi basta selezionare il programma che volete disinstallare e cliccare alla voce Disinstalla che uscirà con un click con il tasto destro del mouse.

velocizzare pc portatile cancellando programmi

Per eliminare un programma su macOS, invece, dovete:

  • Entrare nella cartella Applicazioni;
  • Cliccare sull’icona dell’app che volete eliminare e trascinarla nel Cestino.

Ridurre le animazioni di sistema

Le animazioni di sistema sono tutte quelle animazioni che rendono più piacevole l’utilizzo di un Windows o di un Mac, ma sono anche delle funzionalità che possono rallentare il vostro laptop.

Per velocizzare il vostro portatile, quindi, un’altra ottima scelta potrebbe essere quella di ridurre le animazioni di sistema.

Per ridurre le animazioni di sistema su Windows:

  • StartImpostazioni di sistema avanzate;
  • Nella sezione Avanzate, dovete andare in Prestazioni e poi in Impostazioni…;
  • Nella sezione Effettivi visivi potete vedere tutte le animazioni disponibili, e dovete semplicemente spuntare quelle che non volete più avere attive;
  • Cliccate su Applica e poi su OK.

velocizzare laptop disattivando animazioni

Per ridurre le animazioni di sistema di un Mac:

  • Cliccate sull’icona a forma di Ingranaggio nella barra Dock ed entrate nella sezione Preferenze di Sistema.
  • Entrate nella sezione Accessibilità e poi nella sezione Monitor.
  • Qui potete spuntare le voci Riduci movimento e Riduci la trasparenza.
  • Potete anche disabilitare le animazioni che vengono usate quando aprite e chiudete una finestra.
  • Per farlo dovete sempre andare in Preferenze di Sistema, ma entrare nella sezione Dock e spuntare le voci Ingrandimento e Animazione all’apertura delle applicazioni.

Aggiungere più RAM

Aggiungere più RAM ad un PC è un’ottima scelta per aumentarne la velocità, tuttavia, per quanto sia un’operazione relativamente semplice, bisogna affidarsi a un esperto.

Un fatto che complica la sostituzione della RAM di un PC è la compatibilità con il sistema. In pratica, la nuova RAM che aggiungerete al vostro PC deve lavorare sulla stessa frequenza della vecchia RAM già presente nel computer.

Per controllare la frequenza della RAM su Windows dovete aprire la sezione Gestione attività, cliccate sulla scheda Prestazioni e poi cliccare su Memoria (velocità espressa in MHz). Per controllare le frequenza della RAM su Mac, invece, dovete cliccare sull’icona della mela in alto a sinistra, entrare in Informazioni su questo Mac e, alla riga Memoria, ci sarà il dato che vi serve.

Una maggior quantità di RAM può servire soprattutto per poter utilizzare un vecchio portatile per giocare o montare video senza doverlo cambiare. Ma quanta RAM serve in questi casi?

A tal proposito, consigliamo la lettura dei nostri approfondimenti su quanta RAM serve per giocare e quanta RAM serve per il montaggio video.

Eliminare virus e malware

Un’altra opzione per velocizzare il vostro laptop, specialmente nel caso di Windows, è quella di individuare virus e malware che potrebbero essere stati scaricati inconsapevolmente. La presenza di questi intrusi nel vostro sistema consuma le risorse del vostro PC o mina direttamente le funzionalità del computer, potendo arrivare a provocare anche un rallentamento del vostro computer.

Per poter individuare virus e malware che potrebbero rallentare il vostro PC Windows non dovete fare altro che eseguire una scansione di sistema con il vostro antivirus. Nel caso in cui troviate degli “infetti”, allora, non dovete fare altro che eliminarli attraverso gli strumenti offerti dallo stesso.

Aggiornare sistema operativo, driver e programmi

Un altro modo per velocizzare il PC portatile è quello di aggiornare il sistema operativo, i driver e i programmi. Gli aggiornamenti sono necessari perchè correggono i bug che rallentano i programmi, ne migliorano le prestazioni, riducono i consumi di batteria e di risorse etc.

Per cercare e trovare aggiornamenti sul vostro portatile Windows c’è una precisa procedura da seguire:

  • StartImpostazioni;
  • Aggiornamento e sicurezzaWindows Update.
  • Ora il sistema operativo effettuerà una ricerca automatica, se connesso ad internet, per controllare se ci sono aggiornamenti disponibili. Nel caso in cui la ricerca non si avvia in automatico dovete cliccare su Verifica disponibilità aggiornamenti.

velocizzare pc portatile aggiornando il sistema operativo

Nel caso di aggiornamenti per un Mac, invece, la procedura è molto più breve:

  • Cliccate sul logo Apple (in alto a sinistra) e poi entrate nella sezione Informazioni su questo Mac.
  • Ora entrate nella sezione Panoramica e cliccate su Aggiornamento software per controllare se ci sono dei nuovi aggiornamenti per il vostro sistema operativo.
  • Adesso non dovete fare altro che attendere lo scaricamento e l’installazione degli aggiornamenti.

Pulire fisicamente il portatile

A volte non ci si riflette, ma il PC è pieno di sezioni dove dall’esterno entra polvere all’interno, e questo è un altro fattore che potrebbe rallentarlo. Se si accumula polvere nelle ventole il sistema riduce in automatico le prestazioni così da rendere il dispositivo meno soggetto al surriscaldamento. Si tratta di un fattore davvero importante, e pertanto abbiamo scritto una apposita guida per spiegare passo passo come pulire il PC portatile fisicamente.

Formattare il portatile

L’ultima soluzione nel caso in cui abbiate un notebook lento è quella di formattarlo e ricominciare da zero. Ovviamente, prima di formattare un portatile dovete effettuare un backup (salvataggio) di tutti i dati e i file per voi importanti.

Se non sapete come fare, ecco la nostra guida su come formattare Windows 10. Purtroppo, nel caso in cui nemmeno la formattazione del vostro laptop rende il sistema più rapido, vuol dire solo una cosa: dovete cambiarlo. Se non sapete quale acquistare, vi rimandiamo alla nostra guida all’acquisto del miglior notebook.

guida per rigenerare batteria portatile

Come rigenerare la batteria del notebook

La batteria è una delle parti di un computer portatile che si danneggia più facilmente con il tempo. Un problema sentito specialmente in passato, ma fastidioso anche con le batterie di nuova generazione. Le prestazioni delle batterie di un laptop, con l’andare del tempo e l’utilizzo intenso, diminuiscono sempre di più.

Nel caso in cui la batteria del vostro portatile duri sempre meno, non disperatevi: non è detto che dobbiate cambiarla. Ci sono dei metodi per rigenerare la batteria di un notebook, modi con il quale potete far tornare la batteria ai fasti di un tempo.

Ovviamente, nel caso in cui questi metodi non funzionino, dovrete cambiare la batteria o, nel peggiore dei casi, acquistare un notebook nuovo.

Cicli di carica e scarica

Il consiglio di effettuare i cicli di carica e scarica per almeno 4 volte può essere utilizzato anche da solo per provare a rigenerare la batteria del vostro portatile.

Caricate completamente il PC portatile da spento, staccatelo dalla carica e utilizzatelo fino a che non si spegne. Ripetete il processo per almeno 3 o 4 volte di seguito per far sì che la batteria si rigeneri.

Usare Battery Doubler

Uno dei primi metodi che potete utilizzare per provare a rigenerare la batteria del vostro portatile è quello di utilizzare Battery Doubler. Si tratta di un software che potete scaricare e per il quale è disponibile anche un periodo di prova gratuita.

Battery Doubler è un programma che vi permetterà di calibrare la batteria del portatile senza dover intervenire manualmente su di essa. Questa specifica funzione si chiama Recalibrate Battery, ma fate molta attenzione quando la avviate: il processo potrebbe durare anche più di un’ora.

calibrare batteria con battery doubler

Metodo del freezer

Si, per rigenerare la batteria del notebook uno dei metodi più utilizzati è il cosiddetto Metodo del Freezer, che consiste nell’utilizzare un freezer per migliorare le prestazioni della batteria. Tuttavia, c’è una serie di passaggi precisi che bisogna fare.

Per prima cosa, fate scaricare completamente la batteria fino a farlo spegnere automaticamente. Successivamente, staccate la batteria dal portatile, mettetela in un sacchetto di plastica sigillato così da evitare che si bagni e chiudetela nel freezer.

La batteria deve stare nel freezer per un tempo non superiore ai 15 minuti, orientativamente tra i 10 e i 15 minuti. Passato il quarto d’ora, estraete la batteria dal freezer e lasciatela nella busta di plastica a scongelare a temperatura ambiente.

Ora estraetela dalla busta, asciugatela minuziosamente e collegatela di nuovo al portatile. Adesso dovete far caricare completamente la batteria a computer spento. Una volta che la batteria ha raggiunto il massimo, staccate il caricabatterie e utilizzate il notebook fino allo spegnimento.

Eseguiti questo ciclo di carica e scarica almeno 4 volte per far sì che questo metodo del freezer abbia effetto.

Sostituire le pile interne

Per rigenerare una batteria del portatile è anche consigliato sostituire le pile interne alla batteria stessa. All’interno della batteria di un portatile, infatti, ci sono delle pile collegate tra di loro e a una scheda di controllo.

Per poter rigenerare la batteria, quindi, potete anche sostituire queste singole pile, acquistandole online o in un negozio di elettronica. Ovviamente, anche se si tratta di un procedimento relativamente semplice, andare a modificare manualmente una batteria è un rischio. Se non siete pratici portate la batteria da un professionista, o potreste danneggiare la batteria e forse anche il PC.

Sostituire la batteria

rigenerare batteria portatile sostituendo la batteria

Se nessuna delle modalità che vi abbiamo spiegato fin ora vi è stata utile per rigenerare la batteria resta una sola cosa da fare: sostituire la batteria del vostro portatile.

Per comprare una batteria nuova per il vostro PC potete semplicemente cercarla online online, sui siti delle catene di elettronica o su Amazon, oppure nei negozi fisici di elettronica. I prezzi delle batterie possono oscillare dai 10 € a oltre 150 €, in base alla marca, al modello e all’età del portatile e della stessa batteria.

Prima di comprare una batteria fate molta attenzione a controllare che la batteria nuova sia compatibile con il portatile:

  • Segnatevi la marca e il nome del modello del vostro PC;
  • Prendete nota anche della potenza della vecchia batteria, espressa in mAh (è scritta sull’etichetta della batteria che dovete cambiare o sul libretto di istruzioni);
  • Controllate che tra le info della nuova batteria sia specificato che può essere utilizzata con la marca e il modello del vostro notebook;
  • Assicuratevi di comprare la nuova batteria della stessa potenza della vecchia.

Rivolgersi ai centri assistenza

Ovviamente, nel caso in cui la batteria del vostro computer non sia rimovibile o nel caso in cui non siate degli esperti, la cosa migliore da fare per sostituirla o per cambiare le pile è quella di rivolgersi al servizio di assistenza, oppure a un negozio di elettronica specializzato (e fidato).

Come pulire il PC portatile

Come pulire il PC portatile (fisicamente)

Per quanto spesso dimenticata, la pulizia di un computer portatile è di capitale importanza. Non stiamo parlando di pulizia digitale, ma di pulizia fisica vera e propria: eliminare la polvere e la sporcizia che si accumula al suo interno giorno dopo giorno.

Ma come pulire il PC portatile? Semplice: un panno, una spugna, dell’acqua e qualche altro strumento specifico. Se non l’avete mai fatto perché temete di danneggiare il notebook non preoccupatevi, è più semplice di quanto si pensi.

Operazioni preliminari

Prima di pulire il computer portatile ci sono delle operazioni preliminari da dover fare. Come prima cosa dovete spegnere il portatile e anche togliere la batteria. Questo per evitare problemi di corrente, scariche elettriche o di accendere il notebook per errore durante la pulizia.

Altra cosa da ricordare è quella di scollegare tutte le periferiche collegate al portatile: mouse, chiavette USB, HDD esterno (o SSD esterno) lettore DVD o CD esterno, Joystick e qualunque altra estensione fisica. E, ovviamente, staccarlo anche dalla corrente.

Pulire il display

Una delle parti dei PC portatili che si sporcano più rapidamente, anche perchè più estese e più esposte, è il display del PC. Se da un lato i display sempre più grandi offrono maggiori prestazioni, dall’altro sono anche una superficie sempre più grande che attira polvere e sporco.

Come fare a pulire il display del PC portatile? In realtà è molto semplice, ma bisogna andare per gradi.

Per rimuovere la polvere basta semplicemente spolverare il display con un panno in microfibra, come si fa per pulire gli occhiali.

pulire display portatile con uno spray apposito

In alcuni casi ci potrebbe essere bisogno di eliminare delle vere e proprie macchie di sporcizia presenti sullo schermo. Macchie per le quali il panno in microfibra non basta. Per eliminarle, bisogna utilizzare una spugna, morbida, imbevuta (e ben strizzata) di acqua distillata o molto filtrata (un’acqua pesante potrebbe danneggiare lo schermo). Passate con delicatezza la spugna sulla parte dello schermo sporca ed eliminate la macchia.

Tuttavia, a volte potrebbe non bastare nemmeno la spugna imbevuta d’acqua per eliminare tutto lo sporco presente sullo schermo di un PC. In questo caso, sarà necessario utilizzare uno spray apposito per la pulizia dei display, come quelli qui di seguito.

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Pulire la tastiera

Un’altra delle parti più sporche di un PC portatile è la tastiera, in quanto si posa la polvere e il grasso delle dita. Ci sono 2 modi con i quali potete pulire la tastiera di un PC portatile: senza smontarla o smontandola.

Se non volete smontare i tasti dalla tastiera potrete utilizzare una bomboletta ad aria compressa per pulirli. Basta tenerla puntata verso la tastiera e dirigere direttamente il getto, facendo brevi e leggere raffiche per non danneggiare il portatile. In questo modo eliminerete tutto lo sporco che si nasconde sotto la tastiera, ma non lo sporco accumulato sui tasti da anni di utilizzo.è

Per pulire una tastiera al meglio dovete togliere i tasti, la dovete smontare. La cosa migliore è quella di aiutarvi con un coltello così da rendere l’operazione più facile, facendo ovviamente attenzione a non tagliarvi e a non danneggiare i tasti stessi o i loro i connettori.

Di capitale importanza, prima di togliere i tasti, è assicurarsi di sapere come rimontarli nei giusti alloggiamenti. Se è vero che lo standard delle lettere sulla tastiera è quantomeno “nazionale”, gli altri tasti spesso cambiano. Quindi assicuratevi di ricordare dove sono esattamente i tasti o, in caso contrario, toglierli e pulirli uno per volta.

Una volta tolti tutti i tasti (la cosa migliore e più rapida) per pulirli basta metterli in ammollo in una ciotola con una soluzione di acqua e sapone per piatti. Lasciateli nell’acqua fino a che non saranno completamente puliti o, in caso alcuni siano particolarmente sporchi, utilizzate una spazzola, un panno o un po’ di carta.

Ora bisogna pulire anche la superficie della tastiera, ugualmente sporca per anni di utilizzo. Per farlo vi serve un panno imbevuto in una soluzione in parti uguali di acqua e alcool isopropilico. Dopo averlo strizzato il più possibile, in modo che non una sola goccia di soluzione possa penetrate nel notebook, passate il panno sulla tastiera e, già che ci siete, sulle altre superfici.

Pulire le ventole

Pulire le ventole di un PC portatile è uno dei lavori di pulizia più delicati, in quanto si tratta di parti interne del laptop che, quindi, si deve aprire. Per farlo, vi serviranno: dei cacciaviti, bomboletta di aria compressa, un pennello, dei cotton fioc e il manuale di istruzioni del vostro portatile.

Alcuni PC portatili sono fatti in modo che la ventola sia facilmente accessibile dietro un pannello specifico che potete facilmente svitare per accedere ad essa. Ma, in altri casi, dovete smontare il vostro notebook e superare diversi componenti per raggiungere la ventola, la cui posizione cambia in base al modello.

pulire ventole portatile con cotton fioc

La cosa migliore da fare, nel caso in cui dovete smontare l’intero portatile per raggiungere le ventole, è quello di affidare il laptop a degli esperti, così che se ne occupino loro. Nel caso in cui la ventola sia facilmente accessibile da un pannello apposito (spesso è così negli ultrabook), invece, facendo attenzione potreste anche pulirla da soli.

Ecco la “procedura standard” per pulire una ventola dalla polvere:

  • Spegnete il computer, staccatelo dalla corrente, togliete la batteria e scollegate ogni periferica;
  • Scaricate l’elettricità statica toccando delle superfici metalliche;
  • Smontatelo: nel caso di un pannello apposito basta svitare quello, negli altri casi varia da modello a modello;
  • Una volta trovata la ventola, pulitela delicatamente con dei rapidi getti di aria compressa (tenendola ovviamente ferma) e utilizzando il cotton fioc o il pennello nel caso di polvere particolarmente concentrata.

Pulire le parti interne

Oltre alle ventole, anche le parti interne del PC portatile potrebbero dover essere pulite, come, ad esempio, il suo sistema di areazione. Si tratta, come nel caso delle ventole, di un’operazione molto delicata, forse ancora di più perchè il portatile deve essere sempre smontato completamente.

Non esiste una procedura standard perchè, come abbiamo già detto, ogni interno di un portatile è diverso e diverso è il modo per raggiungere i diversi componenti. Tuttavia, è possibile pulire le parti interne di un laptop anche dall’esterno.

pulire parti interne pc portatile dall'esterno

Ovviamente, la rimozione della polvere interna dall’esterno è un’operazione meno efficace che operare dall’interno, ma si tratta di un lavoro semplice e che spesso porta ottimi risultati. Per effettuare questa operazione vi serviranno una bomboletta di aria compressa, un aspirapolvere a batteria e un panno in micro-fibra:

  • Identificate le due prese d’aria principali del laptop, una serve per immettere aria fredda e l’altra serve per emettere aria calda. Potete notarlo a PC acceso, sentendo l’aria calda emessa;
  • Spegnete il computer, staccatelo dalla corrente, togliete la batteria e scollegate ogni periferica;
  • Prendere l’aspirapolvere e poggiate il beccuccio alla presa d’entrata dell’aria e prendere la bomboletta e soffiare dove esce l’aria calda. Effettuare l’operazione “controcorrente” al flusso regolare d’aria servirà a smuovere gli accumuli di polvere che hanno seguito la corrente;
  • Adesso utilizzate la bomboletta d’aria compressa sulle prese d’aria posteriori o laterali così da smuovere ancora la polvere e farla uscire;
  • Utilizzate il panno in micro fibra vicino alle prese d’aria per catturare la polvere residua.
Come collegare il portatile alla TV

Come collegare il portatile alla TV

Volete collegare il vostro portatile alla TV e non sapete come fare? Non si tratta di un procedimento particolarmente complicato, ma può essere fatto attraverso diverse modalità, sia via cavo che wireless.

Ecco la nostra guida su come collegare il portatile alla TV e come fare per configurare sia la TV che il notebook, sia Windows che macOS.

Collegare il portatile alla TV via cavo

Per collegare un portatile ad una TV la modalità più diffusa è quella di utilizzare dei cavi per collegare i due dispositivi. Ma, anche in questo caso, ci sono diverse modalità con le quali si possono collegare.

Se è vero che non servono configurazione per collegare con il cavo il PC alla TV, è anche vero che, in ogni caso, bisogna settare la TV sul canale video sul quale arriva il segnale del PC. Per farlo basta usare il telecomando, cliccare sul tasto con il quale si sceglie la sorgente video e selezionare la porta di riferimento (nel caso dell’HDMI è, solitamente, HDMI 1 o HDMI 2).
Ecco i diversi cavi con i quali potete collegare un portatile a una TV:

Cavo HDMI

collegare portatile a tv con hdmi

Nel campo del collegamento via cavo, il metodo più utilizzato di collegamento di un computer ad un TV è l’utilizzo di un cavo HDMI. Molto utilizzato anche perchè, oggigiorno, praticamente ogni PC e ogni TV posseggono una porta HDMI.

Con l’HDMI, oltretutto, potete trasportare dal PC alla TV sia il segnale video che il segnale audio. Il tutto ad un costo molto economico, in quanto un cavo HDMI costa pochi euro.

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Quello che dovete fare per collegare una TV e un PC con un cavo HDMI è molto semplice: collegate un’estremità del cavo HDMI al PC e una alla TV. Ecco fatto, il collegamento è praticamente istantaneo senza necessità di configurare nè la TV nè il PC.

Nel caso in cui abbiate dei dispositivi portatili, come tablet, potreste avere delle porte Mini-HDMI o Micro-HDMI. In questo caso, per collegarli vi basterà acquistare oltre al cavo HDMI un adattatore da HDMI a Mini-HDMI o da HDMI a Micro-HDMI, in base al tipo di porta.

Cavo Mini DisplayPort

La Mini DisplayPort è la porta utilizzata dalla maggior parte dei MacBook della Apple ed è adatto a trasferire un segnale video fino al 4K, oltre che il segnale audio. Per poter collegare questa parte con un cavo HDMI, VGA o DVI è necessario un adattatore.

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collegare portatile a tv con mini displayport

Cavo VGA

I computer e i portatili più “vecchi” possono non avere delle porte HDMI, ma sono dotati di altre uscite video come le porte VGA. Allo stesso modo, sono porte che possono essere trovate anche sui televisori più vecchi.

Si tratta delle classiche uscite che venivano utilizzate per collegare gli schermi dei PC al case, con gli spazi per le viti. I cavi VGA costano ancora meno degli HDMI e possono trasportare un segnale video fino al Full HD.

Il problema è che i cavi VGA non portano il segnale audio, quindi nel caso utilizziate un cavo VGA, dovete utilizzare anche un cavo audio che collega il PC alla TV, o delle cuffie.

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Come collegare un PC alla TV in modalità wireless

Un’altra modalità per collegare il PC alla TV è quello di utilizzare dei Dongle o degli altri strumenti per collegare i due dispositivi in modalità wireless, ossia senza fili attraverso la rete Wi-Fi.

Chromecast

collegare portatile a tv con chromecast

Uno dei dispositivi più diffusi per collere il PC alla TV in maniera wireless è l’utilizzo della Google Chromecast. Si tratta di una chiavetta che va inserita nella porta HDMI della TV e permette di collegare PC, smartphone e tablet alla TV.

Tramite PC potete utilizzarlo tramite una specifica estensione di Chrome, mentre tramite smartphone e tablet è possibile utilizzarlo usando semplicemente le app compatibili (Netflix, RaiPlay etc.).

Utilizzare la Chromecast è molto semplice: collegate la Chromecast alla TV, installate Google Chrome e cliccate Trasmetti in alto a destra. Sia la Chromecast che il PC devono essere collegati allo stesso Wi-Fi per poter funzionare.

Miracast

La Miracast è un’altra opzione per collegare il PC alla TV. Si tratta di una tecnologia che utilizza il Wi-Fi direct per inviare i contenuti audio e video dal PC alla TV. Non ha bisogno di una rete Wi-Fi sulla quale appoggiarsi, ma può essere utilizzata solo sui PC WIndows, in quanto i mac non supportano la tecnologia.

Per collegare un PC alla TV con Miracast il procedimento è semplice:  dovete andare nelle Impostazioni del PC, entrare in Sistema, poi in Schermo e cliccare su Connetti a schermo wireless. Per far si che funzioni, tuttavia, bisogna avere una TV con tecnologia Miracast integrata o comprare un adattatore apposito da collegare alla TV.

Apple TV

Nel caso dei Mac, uno dei modi migliori per collegare un MacBook alla TV è utilizzare Apple TV. SI tratta di una piccola scatole nera che si collega alla TV tramite cavo HDMI e con la quale potete accedere a contenuti sia online che offline. Non solo, ma una delle sue funzioni principali è proprio quello di trasmettere sullo schermo della TV lo schermo del vostro Mac, del vostro iPhone o del vostro iPad.
Le versioni della Apple TV che attualmente potete acquistare sono 3, tutte in possesso della tecnologia AirPlay, con la quale trasmettere lo schermo dei vostri dispositivi Apple sulla TV:

  • Apple TV di 3a generazione: possiede poche applicazioni, ma tutte le principali per quanto riguarda la riproduzione multimediale, ovvero Netflix, YouTube ecc…;
  • Apple TV di 4a generazione: possiede un App Store apposito, potete scaricare anche dei giochi ed è incluso anche un telecomando;
  • Apple TV 4K: una versione potenziata della Apple TV di 4a generazione con il supporto per il 4k.

Per effettuare il mirroring degli schermi basta collegare la Apple TV e il Mac alla stessa rete Wi-Fi e poi cliccare sull’icona di AirPlay (lo schermo con un triangolo di fianco) presente nella barra menù del Mac. Ora basta cliccare sul nome del proprio dispositivo Apple TV e il mirroring è completo.

collegare portatile a tv con apple tv

Come utilizzare la TV come schermo secondario del PC

Una volta che avrete collegato i due dispositivi per avere sullo schermo della televisione la proiezione dello schermo del vostro PC, potrete anche utilizzare in un altro modo lo schermo della TV. Con il collegamento tra PC e TV, infatti, potrete anche utilizzare lo schermo della TV come schermo secondario del PC. Per farlo ci sono due diverse procedure, in base all’utilizzo di un Windows o di un Mac.

Nel caso di un PC Windows, basta cliccare con il tasto destro su un punto qualsiasi dello schermo e cliccare su Impostazioni Schermo. Quando si è aperta la finestra andate nel menù Più Schermi, cliccate su Estendi il desktop a questo schermo e premete su Applica o su Ok. Potete anche invertire l’ordine dei display spostando le rispettive icone con il mouse.

Nel caso di un Mac, invece, dovete prima di tutto entrare in Preferenze di sistema. Lì cliccate su Monitor e selezionate Disposizione. Togliete la spunta da Duplica monitor e scegliete l’ordine dei monitor con il mouse.

Come scegliere un notebook

Come scegliere un notebook, 11 fattori da considerare

I notebook offrono tanta portabilità e, ormai, anche potenza, ma alla fine dei conti offrono meno flessibilità rispetto a un PC desktop: una volta scelto uno, non potete personalizzarlo come meglio credete a posteriori.

Potreste semplicemente acquistare uno dei notebook Acer, Dell o HP, ma che fare se la tastiera o il display non sono di qualità o non ha tutte le porte che vi servono? Non è possibile sostituire il monitor o la tastiera come si fa con un fisso.

Proprio per questo motivo è di vitale importanza riflettere attentamente sulle proprie esigenze prima di scegliere e acquistare il dispositivo. In questa guida cercheremo di fornirvi tutti gli strumenti necessari su come scegliere il notebook giusto, analizzando i fattori principali da considerare. Una volta conosciuti, vi invito a leggere le nostre guide all’acquisto sui migliori notebook, ne abbiamo scritte molteplici per coprire ogni singola esigenza.

Sistema operativo

Sicuramente il punto di inizio. La maggior parte dei portatili è dotata di uno dei 2 sistemi operativi più diffusi: Windows, macOS o Chrome OS. Scegliere quello giusto è una preferenza personale, e sicuramente avete già deciso quale utilizzare, ma ecco un breve riassunto di ciò che ognuno offre:

  • Il sistema operativo più flessibile, Windows, è presente su molti più dispositivi rispetto a mac OS. I notebook Windows possono costare anche meno di 200€ e offrono una vasta gamma di funzioni, dal touch screen ai lettori biometrici fino alla doppia GPU. Windows 10, l’ultima versione del sistema operativo di punta di Microsoft, offre una serie di miglioramenti rispetto alle precedenti, inclusa la possibilità di passare a una modalità tablet e il potente assistente digitale Cortana;

scegliere portatile windows 10

  • Tutti i MacBook sono dotati dell’ultimo sistema operativo desktop di Apple, macOS Mojave. Nel complesso, il sistema operativo offre funzionalità simili a Windows 10, ma con un’interpretazione diversa dell’interfaccia. Invece di Cortana, gli utenti Mac possono usufruire della nota assistente Siri. Tuttavia, macOS non è ancora compatibile con il touch screen, ma è normale visto che nessun MacBook ha un display touch;

scegliere portatile macos mojave

  • Il sistema operativo di Google è il più semplice e sicuro, ma più limitato di Windows o macOS. L’interfaccia utente assomiglia molto a Windows con il menu delle applicazione, il desktop e la possibilità di trascinare finestre, ma l’app principale da utilizzare è il browser Chrome. Il rovescio della medaglia è che molte web app non funzionano particolarmente bene offline.Se avete bisogno di un dispositivo per navigare su internet, controllare la posta elettronica, navigare nei social network e chattare online, i Chromebook sono altamente portatili e tendono a offrire una buona durata della batteria, e a prezzo contenuti.

motivi per scegliere chrome os

Dimensioni

I laptop possono essere divisi in categorie in base al polliciaggio del display; questo perché le dimensioni dello schermo determinano anche la dimensione complessiva della scocca.

Uno con un enorme pannello da 17 pollici è ideale per giocare o lavorare, ma sarà molto più grande e pesante di un modello da 13 pollici. I notebook da gaming sono tecnicamente portatili, ma non rappresentano l’idea di un dispositivo nato per essere utilizzato in mobilità.

valutare dimensioni notebook da acquistare

Quindi, dovete valutare attentamente l’utilizzo che ne farete; non ha molto senso acquistare un ultrabook se lo si utilizza per la maggior parte del tempo su una scrivania a casa. Allo stesso modo, una centrale elettrica da 17 pollici è un buon sostituto di un fisso, ma è scomodo da portare nello zaino, e se così fosse, potreste non essere felici di portare in giro qualcosa che pesa 2,5 Kg o più.

Un modello da 15 pollici invece offre il giusto compromesso tra prestazioni e portabilità: se pesa circa 2 Kg o meno, non sarà un problema portarlo sul treno o in uno zaino. Infine, se cercate qualcosa di super leggero, scegliete un portatile con display da 11-13 pollici.

Form factor

La maggior parte dei notebook offre ancora un tradizionale “design a conchiglia”, con lo schermo che si ripiega sulla tastiera, però negli ultimi anni si sono diffusi dei modelli dal form factor differente.

Alcuni mantengono la forma tradizionale ma aggiungono la tecnologia touchscreen, ottima per attività creative come il disegno o per fare musica. Altri hanno il display che può essere ripiegato dietro la tastiera, ma anche staccato fisicamente, in modo da essere utilizzati all’occorrenza come tablet (chiamati convertibili o 2-in-1).

valutare form factor

Questi modelli speciali vanno bene se si desidera utilizzare applicazioni specifiche che sfruttano il touchscreen, ma sono molto più costosi rispetto ai notebook standard. Se non siete sicuri al 100% di adottare soluzioni simili, probabilmente non fanno al caso vostro e l’acquisto di un modello tradizionale è consigliato.

Qualità costruttiva

Indipendentemente da quanto siate attenti, la maggior parte dei notebook si troverà inevitabilmente trascinato dai rigori dell’uso quotidiano.

Per contrastare questo, alcuni sono resistenti alla pioggia e alla polvere, così come agli urti. Ad ogni modo, vale la pena verificare se esiste o meno una certificazione di ordinamento che possa garantirvi la reale resistenza. Naturalmente, è necessario bilanciare queste funzionalità con il budget e le esigenze e potrebbe essere necessario scendere a compromessi.

Display

Soprattutto se utilizzerete il portatile più ore al giorno in diverse condizioni di illuminazione, è di vitale importanza avere a disposizione un display che sia di qualità.

Per cominciare, dovete domandarvi se vi possa servire il touch screen, ormai molto comune e davvero interessante per certi utilizzi. Il contro di questo, è che presentano display lucidi, i quali generano dei fastidiosissimi riflessi in ambienti luminosi.

scegliere la risoluzione del display del portatile

Altra questione da considerare è la risoluzione. Il minimo sindacabile è ormai il Full HD, perlomeno sopra la fascia dei 400€; ci sono poi modelli con display 4K, a fronte però di un costo più elevato. Li consigliamo esclusivamente su notebook rivolti al video editing, alla grafica e via dicendo; per quest’ultimi, importante valutare la fedeltà dei colori, considerando % sRGB, Adobe RGB e Delta E.

Allo stesso modo, per i gamer vale la pena dedicare del tempo a controllare la frequenza di aggiornamento del display: un refresh rate minore può fornire un certo vantaggio competitivo nei giochi online.

Anche gli angoli di visione sono estremamente importanti; un display IPS, al contrario dei TN, offre angoli di visione maggiori, così come una resa cromatica più fedele.

Tastiera/touchpad

Per lunghe sessioni di scrittura, avrete bisogno di un laptop con una tastiera davvero comoda. Da preferire quindi dei modelli con layout italiano, con tasti belli grandi e ben spaziati fra di loro, e con una corsa adeguata.

Di fondamentale importanza è assicurarsi che la tastiera sia retroilluminata, in modo da poter lavorare senza problemi anche in ambienti scarsamente illuminati.

Prestazioni

Ma veniamo alle componenti hardware del notebook.

La prima cosa è la RAM. A meno che non stiate acquistando un PC portatile davvero economico, il quantitativo minimo è di almeno 4 GB, che può andare bene per leggere email o per navigare su internet, ma se avete intenzione di modificare foto/video, giocare, navigare con molte schede internet aperte o utilizzare agevolmente il pacchetto Office, avrete bisogno di almeno 8 GB, quantità che in realtà è facile trovare anche nella fascia più bassa del mercati.

valutare prestazioni

La scelta del processore è più complicata. Per essere il più sintetici e superficiali possibile, dovreste mirare almeno ad un processore Intel Core i3 di ottava generazione, ideale per la navigazione web e il lavoro d’ufficio, o a un i5 per attività più intensive come la gestione di immagini di grandi dimensioni e la modifica e la codifica di video. I portatili con i7 sono costosi ma super-veloci, quindi da considerare per chi è alla ricerca delle migliori prestazioni possibili.

Esistono, poi, portatili con processore AMD, sempre più comuni. Consigliamo almeno i processori AMD A8 o A10, ma in genere la migliore scelta ricade sui computer portatili con AMD Ryzen.

GPU

La maggior parte dei notebook si basa sul chipset grafico integrato al processore, che può andare bene per l’utilizzo quotidiano e da ufficio, ma se l’obiettivo è giocare o lavorare seriamente con programmi professionali, l’unica soluzione è acquistare un modello con GPU dedicata.

Per chi è alla ricerca di un notebook economico, ma comunque valido per approcciare ad applicativi più energivori, consiglia la scelta di un PC portatile con le nuove APU Ryzen di AMD: queste integrano le GPU Radeon RX Vega, nettamente superiori alla controparte Intel.

Memoria interna

valutare storage dei portatili

Altro fattore è la memoria interna. Come nel caso di un PC desktop, avere a disposizione un SSD farà in modo che il PC portatile si avvii più velocemente e sia in generale più reattivo e veloce.

Chiaramente, a differenza di un PC desktop, non è sempre possibile acquistare un SSD piccolo per il sistema operativo e un disco rigido per tutti gli altri file.

La maggior parte dei modelli ha spazio solo per un disco, quindi è necessario assicurarsi che sia abbastanza grande. Alcuni netbook molto economici hanno 32 GB di spazio di archiviazione, che è appena sufficiente per Windows 10 e tutti gli aggiornamenti; in tal senso, raccomandiamo un SSD da 120 GB minimo, perlomeno per chi sfrutta molto hard disk esterni e cloud. Se il laptop è destinato all’uso domestico e alla memorizzazione di foto, video e musica, è consigliabile optare per un modello con almeno 500 GB di spazio di archiviazione.

Inoltre, al giorno d’oggi, i laptop di fascia media e alta hanno SSD che utilizzano lo standard PCI-Express (PCIe). Questi sono diverse volte più veloci di un normale SSD e possono fare una differenza enorme in termini di prestazioni.

Ricordiamo che spesso è possibile sostituire un hard disk con un SSD, davvero utile per velocizzare un portatile privo di questa memoria.

Connettività

Per via delle dimensioni più compatte, anche il miglior PC portatile in commercio ha meno porte di un PC desktop; per questo motivo, valutate attentamente cosa dovete collegare.

Per cominciare, alcuni notebook hanno solo due porte USB: se avete una stampante e un mouse collegati e volete togliere alcune foto dalla fotocamera, dovete scollegare per forza qualcosa, a meno che non abbia un lettore di schede SD integrato.

Avete bisogno di un masterizzatore/lettore DVD? Ormai è difficile trovare un computer portatile di ultima generazione con uno di questi integrato, quindi è necessario acquistarne uno esterno e impiegare le porte necessarie.

I modelli più costosi e recenti stanno iniziando ad implementare le porte Thunderbolt 3 (stesso formato della USB-C), le quali aprono un mondo di possibilità. Una singola porta può ospitare un carico di periferiche ad alta potenza e ad alte prestazioni come display, GPU esterne o adattatori che permettono di espandere il numero di porte del portatile stesso.

valutare input notebook

Da considerare poi il networking: sebbene tutti i laptop abbiano una rete wireless integrata, non tutti hanno una presa Ethernet. Questo potrebbe essere un problema, soprattutto per chi viaggia molto, dal momento che alcuni hotel hanno reti wireless davvero poco efficienti ma supporto Ethernet più prestante in stanza. Ci sono ovviamente adattatori USB → Ethernet, ma è da tenere presente che occuperà temporaneamente una porta USB.

Anche le uscite video sono importanti: HDMI è la più comune, ottima per collegarsi alla maggior parte delle TV e dei monitor. Invece, solo alcune workstation portatili hanno le uscite VGA, necessarie in genere per collegarsi a proiettori o monitor meno recenti, ma fortunatamente anche in questo caso esistono adattatori HDMI → VGA, il che quindi non è un problema.

Autonomia

Insieme a dimensioni e peso, questa dovrebbe essere una priorità se avete intenzione di utilizzare il portatile in mobilità. Dopotutto, non è sempre possibile avere a disposizione una presa della corrente. I portatili più piccoli e leggeri offrono in genere una durata superiore della batteria, principalmente perchè sono dotati di processori a bassa tensione (meno potenti) e di uno schermo più piccolo.

In linea di massima, ci si dovrebbe aspettare in un contesto quotidiano/ufficio una autonomia che va dalle 5 alle 7 ore in un portatile da 15 o più pollici, e dalle 8 alle 10 o più ore in un portatile più compatto. Questi valori poi calano drasticamente anche sotto le 3 ore durante il gaming o nelle attività di montaggio video.

Chiaramente ci sono modelli più o meno efficienti, quindi è importante verificare la reale durata della batteria caso per caso.

G-Sync vs FreeSync: differenze e prova su campo

NVIDIA G-Sync vs AMD FreeSync: differenze e prova su campo

Avete mai riscontrato screen tearing e stuttering durante le vostre sessioni di gioco? Se si, sicuramente sapete quanto questi problemi siano fastidiosi. In linea di massima è possibile attivare il V-Sync, ma se non si dispone di un sistema di fascia alta, questo potrebbe ridurre drasticamente le prestazioni dell’intero sistema, con conseguenti cali di frame.

Fortunatamente, sia NVIDIA che AMD si sono messe all’opera per offrire tecnologie alternative per risolvere questi problemi.

Differenze tra G-Sync e FreeSync

NVIDIA nel lontano 2015 ha lanciato G-Sync, una tecnologia impressionante ma con un piccolo difetto: per poterla sfruttare i monitor e i display dei notebook da gaming necessitano di un chip specifico, piuttosto costoso, che in linea di massima genera un aumento del prezzo che può variare dai 100€ ai 300€, a seconda del tipo di pannello.

Al contrario, FreeSync di AMD sfrutta lo standard Adaptive Sync integrato nello standard DisplayPort 1.2a, e per questo motivo qualsiasi monitor con input DP 1.2a (o superiore) è potenzialmente compatibile (FreeSync 2 HDR richiede DisplayPort 1.4).

Un’altra netta differenza tra G-Sync e FreeSync è che mentre la prima sfrutta un modulo hardware vero e proprio, la seconda sfrutta il driver Radeon di AMD e il firmware di ogni display compatibile.

Prova su campo

Per mettere a confronto le 2 tecnologie, prendiamo a esempio il test effettuato e condiviso da Tom’s Hardware. La redazione del portale americano ha confrontato le prestazioni di 2 monitor QHD TN da 24 pollici AOC Agon, ovvero l’AG241QG (G-Sync) e l’AG241QX (FreeSync), i quali differiscono esclusivamente per la frequenza di aggiornamento (QG 165 Hz, QX 144 Hz) e per le porte d’ingresso.

Test 1

g-sync vs freesync differenze misurazioni colori

La prima parte del test è stata caratterizzata dal confronto dei 2 monitor in termini di colori, luminanza e response time. Su base teorica, avrebbero dovuto dare risultati simili, visto che sfruttano lo stesso pannello AU Optronics.

I risultati sono stati sorprendenti: nero massimo/calibrato e contrasto massimo/calibrato offrono valori totalmente differenti. Il QX (FreeSync) presenza valori tipici per un display TN, mentre il QG (G-Sync) a confronto sembra sbiadito.

Stesso discorso per quanto riguarda i colori: il QX non aveva praticamente bisogno di regolazioni out-of-the-box, al contrario del QG.

Infine, in termini di response time la risposta del pannello differiva di appena 2 ms, una discrepanza non percettibile a occhio nudo.

Test 2

La seconda parte del test è stata caratterizzata dal confronto dei 2 monitor durante delle effettive sessioni di gioco. In base alle parole dei redattori, i monitor non hanno presentano problemi come screen tearing o stuttering, comportandosi poi allo stesso modo per quanto riguarda il frame rate.

Sia su Call of Duty: WWII che su Tomb Raider non ci sono state differenze, se non per quanto riguarda la resa cromatica. Ovviamente l’AG241QX, visto il suo contrasto più elevato, è riuscito a offrire ombre più nette, così come una profondità di campo maggiore.

g-sync e freesync si equivalgono per funzionamento

Conclusione

Quali sono le nostre conclusioni? Innanzitutto che la differenza principale tra G-Sync e FreeSync è il prezzo: il test sopra menzionato dimostra infatti che non ci sono discrepanze in termini di funzionamento. Le differenze mostrate in termini di colori e luminanza molto probabilmente dipendono da altri fattori.

Ci teniamo a sottolineare però che, aldilà del discorso NVIDIA o AMD, i fattori che influenzano di più l’esperienza di gioco sono il frame rate e la qualità video. Quindi, prima di spendere questi 200€ – 300€ in più solo per avere a disposizione il G-Sync, il consiglio è quello di investire quei soldi sull’hardware e su un monitor a 144 Hz o più (valutare se TN, IPS o VA) in modo da ridurre sensibilmente la possibilità di incappare nei problemi sopracitati.

cosa sono gli fps e il frame rate

Frame rate e videogiochi, tutto quello che c’è da sapere

Siete degli appassionati di hardware e videogiochi? Allora avrete sicuramente sentito parlare almeno una volta nella vostra vita di frame rate (e FPS).

Ma cosa sono gli FPS? Perchè se ne parla così spesso? Sono davvero così importanti?

In questo articolo cercheremo di rispondere a queste e altre domande in modo tale da chiarire ogni possibile dubbio.

Cosa sono gli FPS?

Cerchiamo di affrontare subito la domanda più comune ed elementare: cosa sono gli FPS?

L’acronimo FPS sta per “frames-per-second” (frame al secondo) e indica quanti frame (fotogrammi) il PC è in grado di elaborare ogni secondo; pertanto questo fattore è enormemente influenzato dall’hardware del computer, in primis dalla GPU, ma anche dalla CPU e dalla RAM. Da non confondere con il refresh rate del monitor (abbiamo anche scritto un approfondimento nel quale illustriamo le differenze tra refresh rate e frame rate).

Quanti FPS avere in un videogioco?


30 FPS: Il frame rate più comune nella maggior parte dei giochi per console e su alcuni PC di fascia (davvero) bassa. Possiamo considerarlo come il quantitativo minimo indispensabile affinché un gioco sia giocabile, sebbene la maggior parte degli utenti non noti alcun problema fino a che gli FPS non siano al di sotto della soglia dei 20.

60 FPS: Da molti considerato come il frame rate ideale, i 60 FPS sono ottenibili solo su alcuni determinati giochi su console, mentre un PC o un notebook da gaming decente sarà in grado di gestire i 60 FPS nella maggior parte dei giochi, ad eccezione dei tripla AAA che potrebbero richiedere qualche compromesso.

120 FPS: Ottenibili solo su computer di gioco di fascia alta o su giochi poco “pesanti” graficamente parlando come LoL o CS:GO. Molto più fluidi dei 60 FPS, è obbligatorio utilizzare un monitor a 144 Hz.

240 FPS: Il frame rate massimo che si può sperare di ottenere oggi, i 240 FPS possono essere visualizzati solo su monitor a 240 Hz. Tuttavia, la differenza tra 120 FPS e 240 FPS è praticamente indistinguibile nei videogiochi. Questo, combinato con i costi hardware ancora più elevati, rende evidente il motivo per cui i 240 FPS sono presi di mira solo da una cerchia ristretta di utenti.

Tenete presente che è fisicamente impossibile mantenere un frame rate completamente stabile, questo sia per questioni hardware, sia in base all’ottimizzazione del gioco. In ogni caso, maggiori sono gli FPS, meno sarà percettibile questo sali e scendi.

FPS alti: è un vantaggio?

La risposta è sicuramente si, ma dipende da situazione a situazione. Da 20 FPS a 60 FPS la differenza è netta, così come da 60 FPS a 144 FPS. La cosa potrebbe cambiare andando oltre i 144 FPS, perlomeno nel mondo dei videogiochi.

Ma in che modo ci aiutano gli FPS?

Ovviamente, visualizzando più fotogrammi/s sul display/monitor, è possibile essere in grado di reagire più rapidamente durante l’azione, sopratutto nei videogiochi più frenetici come Fortnite.

FPS più alti è sempre meglio?

La maggior degli utenti concorderebbe all’unanimità sul fatto che più sono alti, meglio è. Tuttavia, la verità è che a volte avere FPS più bassi è meglio.

Perché?

  • Fluidità: se il PC cerca a tutti i costi di offrire il quantitativo più alto di FPS, il sali e scendi del frame rate potrebbe causare una esperienza di utilizzo poco piacevole (soprattutto a bassi FPS); in questo caso può aver senso bloccarli, per esempio, a 30;
  • Immersione: la maggior parte dei film sono girati a 24 FPS, quindi i 30 FPS possono offrire una sensazione molto più cinematografica durante il gaming. Inoltre, nei giochi più vecchi o quelli che non sfruttano tecnologie di motion capture, l’animazione ad alti FPS può sembrare innaturale.

Frame rate e problemi

Come dicevamo nel paragrafo precedente, di più non è sempre meglio. Ad esempio, la mancata sincronizzazione degli FPS della GPU con la frequenza di aggiornamento del monitor potrebbe essere la causa dello screen tearing. Oppure, quando la scheda video non riesce a processare le immagini nei giusti tempi potrebbe verificarsi lo stuttering.

E’ possibile ovviare a questi problemi, magari acquistando una GPU (o un monitor) migliore, o sfruttando tecnologie come il V-Sync, il G-Sync di NVIDIA o il FreeSync di AMD.

Tempo di risposta monitor, tutto quello che c'è da sapere

Tempo di risposta (monitor): tutto quello che c’è da sapere

Alla ricerca di un monitor per giocare o del miglior notebook da gaming? Le specifiche tecniche da considerare sono molte: dimensioni e risoluzione del pannello di visualizzazione sono abbastanza ovvie, ma c’è un altro fattore importante, ovvero il tempo di risposta.

In questo articolo vi spiegheremo di cosa si tratta e perchè è una specifica così importante da considerare, sopratutto per i gamer.

Cos’è il response time?

Il tempo di risposta (response rate in inglese) è il tempo impiegato da un pixel per passare da una scala di grigi a un altra. Nella pratica, si misura il tempo necessario per passare dal nero al bianco, e poi al nero di nuovo, e si misura in millisecondi (ms).

Non esiste un metodo standardizzato per misurare questo dato: alcuni produttori misurano il tempo necessario per passare dal nero al bianco, altri dal nero al bianco al nero, o più comunemente dal grigio al grigio. In ogni caso, più è basso meglio è, in quanto è possibile incorrere in problemi come di sfocatura (come l’effetto ghosting).

Il response rate non deve essere confuso con il refresh rate di un monitor. I nomi sono simili, ma la frequenza di aggiornamento è il numero di volte che il monitor aggiorna (cambia) l’immagine visualizzata in un secondo, e si misura in Hertz. Al contrario del tempo di risposta, il refresh rate più è alto, meglio è.

Perché ricercare un tempo di risposta basso?

response rate basso ideale per il gaming

La maggior parte degli utenti non è nemmeno a conoscenza del tempo di risposta del proprio monitor, questo perchè fondamentalmente la maggior parte delle volte non è così importante, soprattutto per chi utilizzare il computer per navigare su Internet o per applicativi come Office. Sui monitor e sui televisori più moderni non presentano incertezze anche nella riproduzione video: non hanno mai un ritardo così significativo da mostrare sfocature o problemi simili.

L’eccezione è il gaming. Per i player ogni singolo millisecondo conta: vincere o perdere un round su Rainbow Six Siege, così come una partita su Fortnite o altri giochi frenetici simili può effettivamente essere questione di un millesimo di secondo. Quindi, per un gamer alla ricerca di ogni possibile vantaggio competitivo, una bassa frequenza di aggiornamento (5 ms o meno) giustifica la scelta di un monitor più costoso e orientato al gaming.

Quali tipi di monitor sono i più veloci?

Alla ricerca di un portatile o di un nuovo monitor da gaming? In commercio esistono pannelli tecnologicamente parlando differenti, ma in linea di massimo sono 3 gli standard più diffusi: TN, IPS e VA. Cerchiamo di fare rapidamente chiarezza, evidenziando qual è la tecnologia più “veloce”:

  • Monitor TN (Twisted Nematic): i più economici, sono quelli dal tempo di risposta più basso (1-2 ms generalmente) ma sono stati anche i primi a portare il refresh rate a 144 Hz o più. Tra i 3 però sono quelli che peccano maggiormente in termini di fedeltà cromatica e di angoli di visione. Sconsigliati sicuramente per chi cerca la precisione nei colori (grafici), ma ottimi per i gamer;
  • Monitor IPS (In-Plane Switching): sono quelli dai colori più accurati, apprezzati da grafici, fotografi, video editor e chiunque ricerchi una certa accuratezza dei colori. Hanno tempi di risposta più elevati rispetto ai pannelli TN, quindi sono raramente commercializzati come monitor da gaming;
  • Monitor VA (Vertical Alignment): i più recenti, la tecnologia Vertical Alignment cerca di coniugare gli aspetti positivi dei monitor TN con quelli positivi degli IPS. Possono essere considerati come una via di mezzo tra gli altri 2 standard, anche se i monitor VA più recenti riescono a raggiungere un tempo di risposta anche di 1 ms.

Siete dei gamer e volete il massimo dal vostro setup? Acquistate un monitor TN o, meglio ancora, un VA con response rate inferiore ai 5 ms. Ci sono monitor IPS per giocare, ma sono rari e molto costosi, e non ancora veloci quanto le altre 2 opzioni.

monitor va miglior compromesso per colori e refresh rate

Possibili conseguenze

Per ridurre il tempo di risposta, i monitor da gaming spesso rinunciano a un’elaborazione dell’immagine più complessa, che si traduce in colori più opachi e in una luminosità contenuto. Questo chiaramente nella teoria, nella pratica il tutto cambia da modello a modello. In commercio i monitor da gaming, sopratutto quelli delle aziende più affermate, permettono di ottenere un tempo di risposta contenuto senza particolari compromessi.

Tempo di risposta basso: si o no?

Ne vale la pena? Per alcuni giochi, non proprio. Se dovete giocare in modalità single-player e l’unico nemico da affrontare è il computer, lo sforzo (del portafoglio) non vale la candela. Giochi più casual come Minecraft poi non traggono alcun vantaggio, anche se giocati online.

Parlando di gioco online: se la connessione a Internet è scadente, allora il tempo necessario al computer per inviare e scaricare informazioni dal server è probabilmente molto più alto del tempo di risposta del monitor. Anche su un monitor “lento” con un tempo di risposta di 10 ms, se il gioco ha un ping sul server di 100 ms (un decimo di secondo), i problemi di ritardo dell’immagine non saranno di certo un fattore così decisivo nell’azione di gioco.

Ma se avete una connessione a Internet veloce e giocate spesso (o unicamente) in modalità multiplayer in giochi competitivi e frenetici come Overwatch, Fortnite, Rainbow Six Siege, CS:GO e via dicendo, è possibile e consigliato ottenere vantaggi nell’avere un tempo di risposta inferiore ai 5 ms. Lo stesso vale per chi gioca con le console su un televisore (molti hanno una “modalità gioco” che abbassa il response rate) o su un monitor da gaming.

Screen tearing: cos'è e come risolvere questo problema

Screen tearing: cos’è e come risolvere questo problema

Tra i problemi più comuni che possono gravare sulla qualità video durante una sessione di gioco c’è lo screen tearing. Ma di cosa si tratta? Comprendere cos’è e le relative cause è il primo passo per capire come affrontare questa problematica così tanto comune come fastidiosa.

Che cos’è lo screen tearing

Lo screen tearing è una distorsione visiva che avviene quando 2 o più fotogrammi vengono mostrati contemporaneamente, causando il cosiddetto strappo (tearing = lacerazione).

Ciò si traduce in 2 o più immagini diverse mostrate sul display, con una linea evidente che le separa. A seguire, un video-esempio.

Quali sono le cause

Lo screen tearing si verifica quando il display non è in grado di tenere il passo con i fotogrammi generati dalla GPU.

Questo problema diventa poi fastidioso specialmente quando CPU e GPU sono prestanti ma il display è un modello entry-level; questo fa sì che entrambe le componenti hardware non siano sincronizzate, con conseguente apparizione non solo dello screen tearing, ma anche dello stuttering.

In ogni caso, 3 sono i fattori che ne determinano la comparsa:

  • Refresh rate
  • Response time
  • Frame rate

Con il termine refresh rate intendiamo il numero di volte in cui un display aggiorna un’immagine. Si misura in Hertz (Hz).

Il response time è il tempo impiegato da un un pixel per cambiare da un colore all’altro. Si misura in millisecondi (ms).

Il frame rate, o frame per second (FPS), è il numero di immagini visualizzate sul pannello in un secondo. Puoi pensarlo come una presentazione.

esempio di screen tearing

In una normale sessione di gioco, la GPU elabora i dati e li invia al pannllo per processarli e renderli visibili. Il display/monitor, che ha una frequenza di aggiornamento di 60 Hz e un tempo di risposta accettabile, riceve così l’immagine. Si nota che si viaggia tra i 50 e i 90 FPS nel gioco (le scene più impegnative fanno scendere gli FPS).

In questa situazione, tutto fila liscio. Tuttavia, proprio il passare dai 50 ai 90 FPS (e viceversa) repentinamente causa lo screen tearing: il pannello non riesce ad aggiornare abbastanza velocemente l’immagine, presentando 2 o più fotogrammi accavallati.

Quando il monitor/display non offre una frequenza di aggiornamento sufficiente e tempi di risposta rapidi, non è in grado di stare al passo con un alto frame rate.

Come risolvere lo screen tearing

Di seguito abbiamo elencato i 3 modi più comuni per risolvere lo screen tearing:

Bilanciare le impostazioni video

Il primo metodo è quello di mettere le mani fra le impostazioni video, in modo tale da bilanciare e sopperire i punti deboli del proprio monitor/display. L’obiettivo è quello di stabilizzare il più possibile gli FPS, senza però superare la frequenza di aggiornamento (frame rate e refresh rate sono correlati).

Il consiglio è quello di:

  • Abbassare la risoluzione
  • Aumentare o diminuire le texture
  • Limitare gli FPS
  • Abilitare/disabilitare il V-Sync

Giocare con alti FPS

Il secondo modo per farla franca è quello di giocare con un frame rate molto alto, ovvero 180 o più FPS, su un monitor con una bassa frequenza di aggiornamento (Hz).

Più fotogrammi al secondo si riescono a ottenere, minori sono le possibilità di notare lo screen tearing. Questo perché i fotogrammi cambiano così velocemente che il problema diventa quasi impercettibile (ma non assente).

Sfortunatamente, si tratta di un metodo difficile da applicare su videogiochi tripla AAA.

Acquistare un nuovo monitor/notebook

Avete provato a smanettare tra le impostazioni o non riuscite a raggiungere alti FPS ma lo screen tearing persiste? In questo caso non c’è molto da fare e l’unica soluzione è quella di acquistare un nuovo monitor o un notebook da gaming con un display migliore.

A tal proposito, il consiglio è quello di valutare l’acquisto di un monitor/display con una frequenza di aggiornamento elevata (144 Hz o più) e un tempo di risposta inferiore ai 5 ms (consigliamo la lettura del nostro confronto tra pannelli TN, IPS e VA). In aggiunta a ciò, consigliamo di scegliere uno dei terminali compatibili con le tecnologie proprietarie G-Sync o FreeSync di NVIDIA e AMD, le quali aiutano a prevenire tutti i problemi video precedentemente citati.

TN vs IPS vs VA quale scegliere e confronto

TN vs IPS vs VA, quale scegliere? Tecnologie a confronto

Oltre alla risoluzione, il tipo di pannello del monitor avrà il maggiore impatto sulla qualità complessiva dell’immagine.

Tutte e 3 le tecnologie più famose, ovvero TN, IPS e VA, hanno i loro vantaggi e svantaggi, quindi è molto importante scegliere quella che è l’ideale per il proprio utilizzo.

Pannello TN (Twisted Nematic)

Cominciamo dai pannelli di visualizzazione TN, che oggigiorno vengono utilizzati nei monitor da gaming.

I nuovi monitor TN vedono il loro successo grazie al loro tempo di risposta davvero rapido, anche 1 ms, che permette la non comparsa di problematiche come l’effetto ghosting (scie sullo schermo) e il motion blur.

Se abbinati a un’elevata frequenza di aggiornamento, i pannelli TN offrono un’esperienza più fluida e rapida, motivo per cui sono la prima scelta per i player professionisti di sparatutto in prima persona (FPS).

pannello tn è il migliore per giocare

Quali sono i contro? Purtroppo i monitor TN offrono una peggiore riproduzione dei colori e angoli di visione ridotti, 170° in orizzontale e 160° in verticale, che fanno sì che l’immagine cambi colore e contrasto quando viene vista da certe angolazioni.

In breve, se si sta seduti di fronte al monitor gli angoli di visione non sono un problema e se fattori come refresh rate e response time vengono messi al primo posto, i pannelli TN fanno sicuramente al caso vostro.

Pannello IPS (In-Plane Switching)

I pannelli IPS sono quelli che forniscono la migliore fedeltà cromatica e ampi angoli di visione (178°) che consentono di guardare lo schermo praticamente da qualsiasi angolazione senza che l’immagine cambi colore e contrasto. La soluzione più in voga per video editor, fotografici e graphic designer.

I pannelli di visualizzazione IPS offrono però un tempo di risposta più contenuto (10 ms in media) rispetto ai TN, anche se alla fine dei conti numerosi videogiocatori occasionali noterebbero difficilmente la differenza. In effetti, l’effetto ghosting non è un problema con i monitor IPS a meno che si giochi su titoli frenetici e competitivi come Overwatch, Fortnite, Rainbow Six Siege, CS:GO e via dicendo.

Lo svantaggio principale dei monitor IPS è il famoso “difetto” chiamato Backlight Bleeding, una sorta di bagliore posizionato sui bordi dello schermo che si verifica quando si visualizzano sfondi scuri in condizioni di scarsa luminosità, tipico degli IPS; è un problema-non-problema in quanto si nota solo in specifiche situazioni. E’ bene specificare che è un problema davvero davvero comune, ma potrebbe comunque non verificarsi su alcuni monitor.

backlight bleeding negli ips

In passato, i monitor IPS erano più costosi dei modelli TN a parità di specifiche tecniche. Al giorno d’oggi però, ci sono monitor IPS che sono solo leggermente (o proprio per niente) più costosi rispetto ai loro omologhi TN.

E’ bene considerare che esistono diverse tipologie di pannello IPS che variano in base al produttore (che alla fine dei conti si equivalgono). Tra queste, ricordiamo:

  • PLS di Samsung
  • AHVA di AU Optronics
  • AH-IPS e Nano IPS di LG

Pannello VA (Vertical Alignment)

Tra le 3 tecnologie, i pannelli VA sono quelli che vantano un rapporto di contrasto superiore. Al contrario dei monitor IPS e TN che solitamente offrono un rapporto di contrasto di circa 1000:1, i pannelli VA forniscono solitamente un contrasto che può spaziare dai 2000:1 a 5000:1. Ciò consente loro di visualizzare tonalità nere profonde e reali e bianchi sorprendentemente luminosi.

Sulla carta ciò significa che i pixel impiegano più tempo a spostarsi fra le varie tonalità di colore, offrendo un response time medio superiore agli IPS.

Però i pannelli VA risentono meno del Backlight Bleeding e mantengono gli stessi angoli di visione degli IPS (178°), anche se ci si può aspettare qualche piccolo cambiamento di colore (non come i TN). Naturalmente, i monitor VA più sono di qualità (e costosi), più il contrasto è elevato ed è assente il ghosting.

pannelli va via di mezzo tra ips e tn

Nel complesso, i pannelli VA offrono le peggiori prestazioni in termini di tempo di risposta, ma il più alto rapporto di contrasto. I colori non sono accurati come quelli di un pannello IPS, ma ci sono più dettagli nelle zone d’ombra o molto luminose.

Conclusione

Detto questo, facciamo il punto della situazione. Siete alla ricerca delle migliori prestazioni in ambito videogiochi, soprattutto in quelli più competitivi e frenetici? Acquistate un monitor da gaming TN, evitate i VA.

La scelta tra IPS e VA è più difficoltosa in quanto entrambe le tecnologie offrono una qualità dell’immagine coinvolgente e vibrante. Sta a voi decidere se preferire un contrasto più elevato (VA) o una riproduzione dei colori più precisa (IPS).

Thunderbolt 3 cos'è e differenze con usb-c

Thunderbolt 3: vi presentiamo l’USB-C secondo Intel

Sempre più dispositivi integrano il nuovo standard Thunderbolt 3. Un esempio? Il nuovo MacBook Pro (Touch Bar) con ben 4 porte, ma anche il famoso Dell XPS 13.

Ma cos’è Thunderbolt 3 e perchè sempre più aziende lo preferiscono rispetto alle USB classiche?

Cos’è Thunderbolt 3?

Intel ha presentato la prima generazione di Thunderbolt nel 2011, anno in cui lo standard USB 3.0 era la moda del momento e poteva trasferire dati con velocità fino a 5 Gbps. Thunderbolt era in grado di raggiungere velocità fino a 10 Gbps, oltre a poter trasferire più tipi di dati, come il segnale video ai display esterni.

Il problema era che le prime 2 versioni di Thunderbolt si basavano su un connettore in stile Mini DisplayPort e solo Apple aveva abbracciato questa nuova tecnologia.

Ma con Thunderbolt 3 le cose cambiano, visto che utilizza lo stesso connettore della USB-C (conosciuta anche come Type-C). Si tratta di una grande novità per un paio di motivi.

funzioni di thunderbolt 3

Innanzitutto, ora che utilizza questo connettore così popolare, Thunderbolt sta iniziando a comparire in molti nuovi ultrabook e notebook, e questo di traduce anche in più periferiche compatibili con Thunderbolt.

Si tratta di una grande novità anche per l’USB-C. Di per sé, Type C è solo l’ennesimo standard USB più veloce, ma in grado di garantire i soliti utilizzi. Con Thunderbolt 3, ci sono più motivi per utilizzare questo connettore.

Chiariamoci subito: non tutte le porte USB-C supportano Thunderbolt 3. E’ vero, dispositivi come i tablet presentano lo stesso connettore, ma la tecnologia Thunderbolt è disponibile solo sui processori Intel e la maggior parte dei dispositivi mobili hanno CPU Qualcomm o proprietarie.

Quindi, se collegate uno smartphone con via Type-C a una porta Thunderbolt 3, sarà possibile sfruttare le funzioni tipiche di USB-C, ma non quelle di Thunderbolt. Allo stesso modo, una periferica Thunderbolt 3 inserita in una normale porta USB-C funzionerà, ma non supporterà le funzionalità di Thunderbolt.

velocità di thunderbolt 3

Thunderbolt 3 consente poi velocità di connessione fino a 40 Gbps, il doppio della velocità della generazione precedente e il quadruplo di USB 3.1. E’ retrocompatibile poi con Thunderbolt 2, e oltre allo standard USB 3.1 supporta anche HDMI 2.0 e 10 gigabit Ethernet.

Thunderbolt 3 supporta anche il protocollo DisplayPort, quindi è possibile utilizzare una sola porta per collegare a margherita e gestire (audio/video) 2 display 4K a 60Hz, fornendo anche ricarica veloce per i notebook.

Motivi per scegliere Thunderbolt 3

Apple e altri produttori hanno iniziato ad adottare su larga scala Thunderbolt 3 non solo per la piena compatibilità con USB-C, ma anche per tutte le sue funzionalità.

Con una sola porta è possibile collegarsi ai dispositivi Thunderbolt, a display esterni e miliardi di dispositivi USB. Fornisce 4 volte i dati e il doppio della larghezza di banda video di qualsiasi altro cavo, fornendo anche fino a 100 W di potenza alimentare/ricaricare dispositivi esterni. Si può utilizzare per connettere il MacBook a più monitor, trasferire rapidamente i dati tra computer e hard disk e collegare dispositivi a margherita, il tutto con una sola porta Thunderbolt 3.

2 monitor collegati a margherita con thunderbolt 3

Inoltre, è possibile sfruttare delle apposite dock in grado di ospitare una GPU esterna (eGPU), aumentando di fatto la potenza di un qualsiasi portatile che supporti Thunderbolt 3. Un esempio? Razer Core X o eGPU di Blackmagic.

Ciò significa che è possibile avere un notebook sottile, leggero e con una lunga durata della batteria, che all’occorrenza può diventare una formidabile macchina da gaming.

Ottimizzare SSD su Windows, 9 falsi miti e verità

Ottimizzare SSD su Windows, 9 falsi miti e verità

Diciamocelo, gli SSD hanno rivoluzionato il mondo dell’hardware, e ora che il prezzo si è notevolmente abbassato, è impensabile assemblare un nuovo PC senza integrarne uno (al limite, consigliamo anche di sostituire l’hard disk preesistente con un SSD).

Come abbiamo evidenziato nella nostra guida all’acquisto del miglior SSD, è ormai usanza comune installare il sistema operativo sull’unità a stato solido, questo perchè offre prestazioni nettamente superiori rispetto ad un HDD. A tal proposito, potreste trovare utile ottimizzare SSD su Windows, in modo tale da spingere le performance al massimo.

Ottimizzare SSD su Windows: scopriamo le carte

Ma come ottimizzare e velocizzare un SSD? Online abbiamo visto che ci sono numerose guide sull’ottimizzazione dell’SSD su Windows (10, 8, 7, XP ecc…) piene zeppe però di falsi miti e mezze verità. Per questo motivo, nei prossimi paragrafi abbiamo cercato di elencare tutte le metodiche più comuni, cercando di soffermarci anche sulla loro reale efficacia.

1. Attivare il comando TRIM

Il comando TRIM consente a un sistema operativo di individuare i “blocchi di memoria” che non sono più in utilizzo su un SSD, magari dopo l’eliminazione di più foto, video o qualsiasi altro tipo di file. Il compito di questa funzionalità è proprio quello di rendere l’unità sempre pronta e reattiva, quindi è vero, conviene attivarla.

ottimizzazione ssd con comando trim

La cosa interessante è che su Windows 10, Windows 8.1 e Windows 7 il comando TRIM è attivo di default, mentre su versioni precedenti di Windows (Vista, XP, ecc) andrà attivato manualmente in questo modo:

  • Start → digitare cmd;
  • Tasto destro del mouse su Prompt dei comandi e tasto sinistro su Esegui come amministratore;
  • Copia e incolla il comando fsutil behavior query disabledeletenotify e click su Invio.

Se appare la dicitura DisableDeleteNotify = 0 allora il comando TRIM è in funzione, al contrario se appare DisableDeleteNotify = 1 allora è disattivato. Per chi come noi utilizza Windows 10, visto il supporto del nuovo file system ReFS, vedrà anche la dicitura ReFS DisableDeleteNotify = 0.

2. Disattivare la deframmentazione

La deframmentazione è un processo che avviene tipicamente negli hard disk, e consiste nel raggruppare tutti i vari file sparsi nei vari settori dell’HDD, in modo tale da migliorare, e quindi velocizzare, la gestione del disco.

Dal momento che gli SSD differiscono dagli HDD per vari motivi, la procedura di deframmentazione è inutile, se non controproducente, in una unità a stato solido. La cosa che in pochi dicono è che è inutile disattivare la deframmentazione perchè ormai Windows riesce a distinguere il tipo di memoria in esecuzione, e in caso di presenza di un SSD si comporterà di conseguenza, non eseguendo la deframmentazione ma limitandosi a forzare il comando TRIM a cadenza prefissata.

configurare ssd disattivando deframmentazione

3. Disattivare il file di paging e il “Ripristino configurazione di sistema”

Con file di paging (o file di paginazione ) intendiamo la tecnica che viene utilizzata da Windows per “alleggerire” la RAM quando quest’ultima, a causa del numero di processi in esecuzione, è al limite. In pratica consiste nello spostare temporanemanete i processi in esecuzione sull’SSD.

Da credenza popolare, viene consigliato di disattivare il file di paginazione al fine di limitare le scritture sulla memoria a stato solido. Tuttavia, ne sconsigliamo la disattivazione per un paio di motivi:

  1. Il numero di scritture non è il più il fattore principale da considerare al fine di aumentare la longevità dell’SSD;
  2. Potrebbero esserci errori in fase di avvio/riavvio del PC.

ottimizzare ssd con il file di paging

Lo stesso discorso vale per la funzione Ripristino configurazione di sistema, molto utile in caso di blocco improvviso del PC.

ottimizzare ssd con ripristino di sistema

Dal momento che consigliamo la disattivazione del file di paginazione, viene meno anche la necessità di disattivare il comando ClearPageFileAtShutdown, che permette di svuotare la memoria del file di paginazione.

4. Disattivare l’indicizzazione di Windows

Disattivare l’indicizzazione di Windows (e Windows Search) significa rendere più lenta, o addirittura non possibile, la ricerca dei file su PC.

Dal momento che gli SSD sono già molto veloci, per alcuni non c’è bisogno di mantenere attiva questa funzione, in modo tale da limitare anche le scritture sul drive stesso, il che come abbiamo già detto precedentemente non è più un problema per noi utenti.

Noi di MigliorNotebook.net consigliamo l’attivazione dell’indicizzazione di Windows anche in presenza di un SSD, in modo tale da velocizzare la fase di ricerca di un file su Windows (a tal proposito, consigliamo anche di tenere aggiornato il sistema operativo).

ottimizzare disco ssd disattivando indicizzazione windows

5. Disattivare SuperFetch

SuperFetch è una funzionalità che, in background, analizza costantemente l’utilizzo della RAM per apprendere quali sono le app che si utilizzano più frequentemente; una volta individuate, vengono precaricate nella RAM in anticipo. Aldilà del migliorare le prestazioni dell’SSD, questo processo tende a rallentare l’avvio del sistema operativo, e per questo motivo ne è consigliata la disattivazione.

E’ importante notare che la funzione SuperFecth è disattivata di default su Windows 8.1 e Windows 10, attivando esclusivamente in presenza di una hard disk meccanico lento; lo stesso avviene anche su Windows 7, ma la differenza è che in presenza di un SSD la disattivazione avviene solo in quelli più veloci.

migliorare prestazioni ssd disabilitando superfetch

Per disattivare ( o verificare la stato) SuperFetch, seguire i seguenti passaggi:

  • Start → digitare regedit;
  • Andare nella cartella HKEY_LOCAL_MACHINE\ SYSTEM\CurrentControlSet\ Control\SessionManager\Memory Management\PrefetchParameters;
  • Aprire EnablePrefetcher;
  • Impostare su Dati valore 0.

6. Disattivare la funzione di ibernazione

L’ibernazione, così come la sospensione di Windows, permette di mettere in stand-by il computer e, una volta riacceso, riprendere il lavoro iniziato. A differenza della sospensione, l’ibernazione consente un consumo ancora più basso di energia.

Disattivare la funzione di ibernazione significa limitare leggermente la scrittura sull’SSD (ormai ininfluente sulla longevità), non potendo sfruttare una operazione molto utile, soprattutto per chi lavora sui PC portatili.

7. Verificare l’allineamento delle partizioni

ottimizzare ssd con l'allineamento

Al fine di ottimizzare un SSD, è fondamentale verificarne il corretto allineamento, ovvero che un settore dati cominci esattamente all’inizio di una pagina fisica; un mancato allineamento può ridurre le prestazioni delle operazioni di scrittura.

Si tratta di un problema difficile da trovare su un nuovo SSD con sistema operativo preinstallato, o installato da zero, ma che potrebbe verificarsi invece quando una partizione di Windows viene clonata da un hard disk a una unità a stato solido.

Per verificare il corretto allineamento, seguire i seguenti passaggi:

  • Digitare contemporaneamente i tasti Windows + R;
  • Digitare msinfo32 per avviare il tool System Information;
  • Nella colonna di sinistra, espandere le sezioni in quest’ordine: Componenti → Archiviazione → Dischi;
  • Prendere il numero presente in Offset avvio partizione (Disco #0, partizione #0) e dividerlo per 4096;

Se il risultato è perfettamente divisibile per 4096 (risultato senza virgola), allora le partizioni sono perfettamente allineate. Se così non fosse, consigliamo di scaricare il programma gratuito MiniTool Partition Wizard e applicare il comando Align all partitions presente nel tool stesso.

8. SSD pieno e over provisioning

Non utilizzare tutta la memoria offerta da un SSD è da fare, ma nelle unità a stato solido che sfruttano la tecnologia di over provisioning è inutile.

L’over provisioning è la funzionalità che permette di “conservare” una parte della memoria per dedicarla al funzionamento del controller, ed è ormai molto comune negli SSD.

ottimizzazione ssd con over provisioning

Come verificare che il proprio SSD sfrutti l’over provisioning? Il metodo convenzionale è quello di verificare la scheda prodotto sul sito del produttore, ma il metodo più semplice è quello di calcolare la differenza tra lo storage dichiarato nelle specifiche dell’SSD e quella effettivamente utilizzabili in Gestione disco; il risultato che si ottiene è il quantitativo di storage all’over provisioning.

9. Aggiornare il firmware

L’ultimo consiglio per la manutenzione e l’ottimizzazione dell’SSD su Windows 10 e precedenti è quello di tenere aggiornato il firmware dell’unità stessa.  Come fare? Basta utilizzare i tool messi a disposizione degli utenti dalle aziende stesse, come Samsung Magician Software, Crucial Storage Executive, Kingston Toolbox, SanDisk SSD Dashboard, Corsair SSD Toolbox, Intel Solid-State Drive Toolbox e OCZ SSD Utility.

Come sostituire hard disk con SSD su notebook e PC fisso

Come sostituire hard disk con SSD (notebook/PC fisso)

Ormai è appurato: gli SSD sono il futuro. Non tanto per le dimensioni contenute, quanto per la netta differenza rispetto agli hard disk meccanici in termini di velocità offerte.

La cosa divertente è che non c’è bisogno di acquistare un nuovo computer (o portatile) per usufruire di tutti questi vantaggi. Infatti, è possibile sostituire l’hard disk con un SSD.

Ma come fare?

Non preoccupatevi, è semplicissimo: basterà seguire le nostre istruzioni a seguire.

Sostituire hard disk con SSD su PC fisso

Strumenti necessari

Per sostituire hard disk con SSD saranno necessari i seguenti strumenti:

  • Ovviamente l’SSD. Per facilità, in questa guida prenderemo come riferimento i modelli da 2,5 pollici compatibili con l’interfaccia SATA III. Chiaramente esistono altri formati: se non sapete quale acquistare vi invito a leggere la nostra guida sui migliori SSD in commercio;
  • Viti di fissaggio dell’SSD, spesso presenti nella confezione dell’SSD;
  • Un cacciavite a stella;
  • Telaio di montaggio, da acquistare a parte solo se il case del proprio PC non presenti appositi vani di montaggio per unità da 2,5 pollici;
  • Cavo di alimentazione, da acquistare a parte solo se l’alimentatore modulare ne sia sprovvisto;
  • Cavo SATA, da acquistare a parte solo se la scheda madre ne sia sprovvista;

A tal proposito, consigliamo l’acquisto di questo kit contenente telaio, cavo di alimentazione e cavo SATA:

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Installare fisicamente l’SSD

Installare fisicamente l’SSD in un fisso è davvero semplice. Da computer spento e staccato dalla corrente, una volta aperto il case, montare il telaio di montaggio da 3,5″ a 2,5″ con le apposite viti in confezione, e successivamente fissare l’SSD al telaio con le viti (presenti nella dotazione della memoria). Nei case più moderni, è disponibile un apposito vano per le memorie da 2,5″, quindi è possibile installare l’SSD senza telai aggiuntivi.

Fatto questo, collegare l’SSD alla scheda madre con il cavo SATA (presente nella dotazione della scheda madre o, in alternativa, acquistato a parte) e all’alimentatore con il cavo di alimentazione (da acquistare a parte, se non presente nella dotazione dell’alimentatore modulare).

Fatto questo, accendere il computer e verificare che l’SSD venga riconosciuto. Se così non fosse, le cause potrebbe essere molteplici, e le abbiamo elencate nell’articolo “SSD non rilevato“.

Clonare dati da hard disk a SSD

Volete utilizzare l’SSD come memoria secondaria? Allora abbiamo finito qui. Se invece volete utilizzare l’unità a stato solido come memoria principale, quella dove c’è il sistema operativo per capirci, avete 2 possibilità:

  • Effettuare il backup dei dati, installare Windows 10 su SSD da 0, e passare successivamente il salvataggio sull’SSD;
  • Clonare i dati dell’hard disk sull’SSD.

In questo guida vi spiegheremo come clonare i dati da hard disk a SSD, visto che si tratta del metodo più veloce. Se invece volete installare il sistema operativo da 0, vi invito a leggere la nostra apposita guida “Come installare Windows 10 su SSD“.

Per clonare i dati consigliamo di utilizzare EaseUS Todo Backup, seguendo questi semplici passi:

  • Andare sul sito ufficiale e scaricare il software nella versione gratuita, cliccando sulla voce Scarica che appare dopo aver inserito un indirizzo email;
  • Installare il programma avviando il file .exe chiamato tb_free;
  • Una volta installato, aprire EaseUS Todo Backup;
  • Aprire il menu ≡ in alto a sinistra e cliccare su Clona;
  • Selezionare il disco meccanico da clonare;

selezionare hdd da clonare

  • Selezionare l’unità di destinazione, ovvero l’SSD;

selezionare ssd da sostituire

  • Aprire Opzioni Avanzate e spuntare su Ottimizza per SSD;
  • Cliccare su Procedi.

clonare hdd su ssd, fine processo

Questa operazione andrà a eliminare tutti i file presenti sul disco meccanico, spostandoli poi sull’SSD, compreso il sistema operativo.

Fase conclusiva

Siamo ormai giunti alla fase conclusiva. Per finalizzare il tutto, sarà necessario spegnere il PC, aprire il case, staccare i cavi di alimentazione e SATA dell’HDD e collegarli all’SSD: invertendo i cavi faremo capire al computer qual’è l’unità primaria da utilizzare per avviare il sistema operativo.

Finito. L’unica cosa che vi resta da fare è valutare cosa fare con l’HDD, se utilizzarlo come unità di memoria secondaria per archiviare file di grandi dimensioni, o se staccarlo fisicamente dal PC (togliendo le viti di fissaggio). In alternativa, seguendo la nostra guida, potreste trasformare l’hard disk interno in esterno.


Sostituire hard disk con SSD su notebook

Strumenti necessari

Per sostituire hard disk con SSD su notebook saranno necessari i seguenti strumenti:

  • Ovviamente l’SSD. Per facilità, in questa guida prenderemo come riferimento i modelli da 2,5 pollici compatibili con l’interfaccia SATA III. Chiaramente, dal momento che esistono diversi formati, vi invito a verificare quale interfaccia supporta il vostro notebook/ultrabook o convertibile: se non sapete quale acquistare vi invito a leggere anche la nostra guida sui migliori SSD in commercio;
  • Un cacciavite a stella;
  • Case esterno per far alloggiare l’SSD, necessario se il portatile non presenta un secondo slot vuoto. Consigliato quello qui di seguito:

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Clonare dati da hard disk a SSD

Clonare i dati da hard disk a SSD è piuttosto semplice. Se avete un secondo slot vuoto basterà inserire fisicamente l’SSD e seguire la procedura elencata nelle prossime righe. Se non avete un secondo slot per lo storage, collegare l’SSD al notebook utilizzando il case esterno precedentemente consigliato.

Per clonare i dati consigliamo di utilizzare EaseUS Todo Backup, seguendo questi semplici passi:

  • Andare sul sito ufficiale e scaricare il software nella versione gratuita, cliccando sulla voce Scarica che appare dopo aver inserito un indirizzo email;
  • Installare il programma avviando il file .exe chiamato tb_free;
  • Una volta installato, aprire EaseUS Todo Backup;
  • Aprire il menu ≡ in alto a sinistra e cliccare su Clona;
  • Selezionare il disco meccanico da clonare;

selezionare hdd da clonare

  • Selezionare l’unità di destinazione, ovvero l’SSD;

selezionare ssd da sostituire

  • Aprire Opzioni Avanzate e spuntare su Ottimizza per SSD;
  • Cliccare su Procedi.

clonare hdd su ssd, fine processo

Questa operazione andrà a eliminare tutti i file presenti sul disco meccanico, spostandoli poi sull’SSD, compreso il sistema operativo.

Installare fisicamente l’SSD

Una volta conclusa la clonazione, non resterà altro da fare se non aprire il notebook e sostituire fisicamente l’hard disk meccanico con l’SSD (se presente un unico slot). Prima di procedere spegnere il PC e rimuovere la batteria (se possibile).

Alcuni portatili presentano uno sportellino dedicato allo storage facilmente individuabile, mentre altri sono meno intuitivi e arrivare allo slot della memoria potrebbe essere più difficoltoso. Pertanto, per evitare di fare danni, consigliamo di consultare il manuale delle istruzioni.

Fase conclusiva

La procedura è ormai terminata. L’unica cosa che vi resta da fare è valutare cosa fare con l’HDD:

  • In caso sia disponibile un secondo slot, potreste utilizzarlo come unità di memoria secondaria per archiviare file di grandi dimensioni;
  • In alternativa, seguendo la nostra guida, potreste trasformare l’hard disk interno in esterno.